Paolo Nicolai a “Storie”: «Ho disputato 3 Olimpiadi alla quarta voglio vincere»

Il campione di beach volley: «Ho 34 anni, ma non voglio smettere» La motivazione ritrovata: «Stare vicino alla famiglia cambia tutto»
Tre Olimpiadi. Paolo Nicolai ha giocato alle Olimpiadi di Londra 2012, poi a Rio 2016 e ancora a Tokyo 2020 conquistando una medaglia d’argento. E adesso che ha 34 anni, al di là della rete da beach volley, c’è un sogno da inseguire, colpire e afferrare: Parigi 2024, la quarta volta. «Sì», dice il campione di Ortona, «la testa ci pensa». E non pensa a una passerella di fine carriera ma al podio. È Nicolai l’ospite di un’altra puntata di “Storie - Le Emozioni della Vita”, il programma di Rete8 in collaborazione con il Centro, in onda questa sera dalle ore 21 con la regia di Antonio D’Ottavio.
La pallavolo già da ragazzino nei pomeriggi rubati allo studio, il debutto da professionista nel 2008 a Roseto degli Abruzzi, la vita che cambia all’improvviso perché la passione diventa lavoro, poi titoli europei, titoli mondiali, tre partecipazioni alle Olimpiadi: Nicolai ha portato l’Abruzzo sul tetto del mondo. E vuole farlo ancora, un atleta eterno tra muri, schiacciate e la sabbia che si impasta in bocca.
Ma quanti sacrifici ci sono dietro una carriera così lunga? «Non posso dire di aver fatto chissà quanti sacrifici», questa la risposta di un campione che sa com’è la vita al di fuori del campo, «da giovane ho avuto la fortuna di girare il mondo per la mia passione. Adesso, invece, mi pesa andare lontano per giocare dei tornei e lasciare la famiglia a casa ma ogni volta è bello tornare». Il campo come metafora della vita: «Contano la capacità di accettare un errore, sapersi assumere le responsabilità e guardare avanti. Lo sport è un po’ come la vita». E una regola base è questa: «La sconfitta fa parte del gioco, la vera sconfitta è non accettare la sfida. Sono coraggioso».
A Rio, in coppia con Daniele Lupo, Nicolai ha vinto un argento tra gli applausi. È un rimpianto quell’oro mancato? «Quando si ottiene un risultato è inutile pensare se si poteva fare meglio o peggio. Adesso quello che posso fare è pensare a vincere un’altra medaglia. Non si può tornare a quella situazione: quella partita è durata 50 minuti e hanno vinto loro».
La prima volta sotto i cinque cerchi risale a 10 anni fa, Londra: «Un impatto fortissimo, da tremore alle gambe. Ma poi è importante gestire quelle emozioni che altrimenti possono schiacciarti e noi ci siamo riusciti perché ogni volta siamo arrivati sempre lontani, mai usciti prima dei quarti». Le Olimpiadi sono un’altra cosa: «Dopo aver giocato, riguardo sempre le partite per capire gli errori ma alle Olimpiadi non l’ho mai fatto: ho voluto godermi solo le emozioni del momento».
Nicolai ha 34 anni, una moglie e due figlie: «Certo che ci penso a smettere, lo scorso anno credevo che sarebbe stato vicino e iniziavo a darmi dei limiti. Invece, adesso, grazie a una serie di cambiamenti, ho ritrovato entusiasmo: so che non avrò altri 20 anni per giocare ma non voglio più mettermi limiti. È tornato il piacere di allenarsi per raggiungere degli obiettivi e sento la consapevolezza di potermela giocare per i primi posti e la vittoria è sempre importante. Come mi vedo tra dieci anni? Ancora nel mondo dello sport e poi marito e papà». Ora, la base per gli allenamenti è lungo la riviera di Pescara, sui campi del Centro federale allo stabilimento balneare La Prora: «Allenarsi vicino casa fa la differenza: poter dormire a casa, insieme alla propria moglie e ai figli, è importante».