“Pietà l’è morta?”, Gad Lerner e i migranti nel segno di Fante

22 Agosto 2019

Il giornalista questa sera a Torricella Peligna per l’anteprima della rassegna intitolata allo scrittore di origini abruzzesi: incontri, libri, film. E i racconti dei figli

«Il narratore più maledetto d’America», «lo scrittore migliore che abbia mai letto»: John Fante è l’unico uomo che Charles Bukowski arrivò mai a paragonare a un dio. Anzi no: Fante è «il suo Dio».
Quest’anno il romanziere nato a Denver l’8 aprile 1909 e morto a Los Angeles l’8 maggio del 1983 avrebbe compiuto 110 anni «e la sua stella brilla più che mai» sottolineano con forza i fedelissimi dell’autore di “Chiedi alla polvere” – romanzo di cui si celebra l’80° della pubblicazione, aggiungendo trame alla tela degli anniversari importanti – ovvero i curatori del John Fante Festival “Il dio di mio padre” – direzione artistica Giovanna Di Lello – che oggi come da quattordici anni prende il via in quella Torricella Peligna arroccata sulla Majella Madre in cui sono conficcate le radici familiari – e poi artistiche – dello scrittore e sceneggiatore italo-americano.
E prende il via – curato come sempre dal Comune – con un’anteprima nel segno del tema che percorre l’opera di Fante e la società, del suo tempo e di questo, nelle diversità su cui la rassegna vuole gettare una luce prospettica: la migrazione. Il giornalista e scrittore Gad Lerner, introdotto dal docente di Politica economica all’università di Roma –Tor Vergata, Rocco Ciciretti, terrà oggi una lectio magistralis intitolata “Pietà l’è morta?”, citazione dell’ultimo verso di una famosa canzone partigiana scritta da Nuto Ravelli (del quale, per restare agli anniversari, ricorre oggi il centenario della nascita) : « Se ripropongo quel verso, attenuandolo con un punto interrogativo», scrive Lerner, «è perché esprime uno stato d’animo assai diffuso nell’Italia contemporanea. O, se volete, una lacerazione delle coscienze che spesso convive dentro a ciascuno di noi». E il filo con Fante e la cifra della sua opera è subito agganciato.
Nel corso delle numerose edizioni il Festival “Il dio di mio padre” ha raccontato quanto l’opera di John Fantesia ancora oggi vitale e in grado di ispirare artisti di tutto il mondo. Tra questi c’è anche Yvan Attal, attore e regista francese di successo, molto amato dal pubblico d’Oltralpe, che porta quest’anno al cinema un adattamento di “Il mio cane Stupido”, un racconto lungo scritto da Fante in età matura e pubblicato solo postumo, che in Francia, più che in Italia, è considerato un’opera di culto. A Torricella Peligna, in anteprima nazionale, sarà proiettato “Mon chien Stupide”, in cui Attal, come John Fante, fa confluire schegge della sua biografia, scritturando per i ruoli principali addirittura se stesso, sua moglie Charlotte Gainsbourg e suo figlio maggiore Ben Attal.
Anche nell’opera letteraria di Fante c’è la famiglia. Il protagonista cinquantenne, una specie di alter ego dello scrittore, è alle prese con un cane “straniante” (più che stupido) che lo porta a fare un bilancio piuttosto amaro della propria esistenza, a cui partecipano anche la moglie e i quattro figli. Una famiglia, quella di Fante, «che il nostro Festival ha sempre voluto (e potuto) mettere al centro grazie alla presenza generosa dei suoi componenti», si legge nelle note di presentazione, «i quali anche quest’anno illumineranno la manifestazione torricellana con le loro straordinarie testimonianze».
E nella XIV edizione c’è un altro romanzo del nume tutelare che caratterizza il programma. Si tratta di “Chiedi alla polvere”, il capolavoro assoluto di John Fante, quello che ha stregato Bukowski quando era un giovane romanziere in cerca di letteratura vera, scritta «con le viscere e per le viscere, con il cuore e per il cuore».
“Chiedi alla polvere”, come accennato, compie oggi 80 anni e il Festival ha voluto omaggiarlo con numerosi incontri, tra questi c’è l’encomio di Sandro Veronesi. Per l’occasione verrà consegnato allo scrittore toscano e di “Caos Calmo” e di “Terre Rare”, il Premio alla Carriera 2019.
In “Chiedi alla polvere” però il femminile non risponde solo al nome di Camilla Lopez, ma anche a quello di Joyce Smart. Infatti è proprio a sua moglie che Fante dedica il suo secondo romanzo, a questa straordinaria intellettuale, la donna della sua vita, che ha avuto un ruolo decisivo anche nella sua produzione letteraria dell’autore. «E noi la celebriamo con una sezione tutta al femminile», rimarcano i curatori. E restando nel solco aperto da Lerner, non potevano mancare anche in questa edizione dei momenti di riflessioni sul nostro Paese, che da terra di emigrazione è diventato, suo malgrado, una confusa terra promessa. Nella sezione Percorsi migranti saranno accolti infatti, sia i racconti di Gad Lerner ed Elena Stancanelli sull’attualità, sia le storie dei tanti Nick Fante che con le loro braccia hanno fatto grande il mondo.
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