Pompei, vergogna italiana. "Ma la cultura ci salverà"

7 Novembre 2014

Il ministro Franceschini ieri a Pescara ha inaugurato la 12ª edizione del festival delle letterature: "L’Italia è stata grande soprattutto quando si investiva in arte e in talento"

«I lavoratori del sito di Pompei hanno fatto l’assemblea di mattina, lasciando duemila turisti davanti ai cancelli. Turisti che hanno aspettato due ore e mezza in fila per pagare il biglietto. Questo è un danno incalcolabile per l’immagine dell’Italia intera». Scrittore, politico, assessore alla cultura del Comune di Ferrara, segretario del Partito democratico e ora ministro alla Cultura, Dario Franceschini ieri sera è stato ospite del Festival delle Letterature dell’Adriatico, e al teatro Massimo è stato intervistato da Luca Sofri.

Tema dell’incontro: “La Cultura di un ministro”, che ha permesso a Franceschini di spaziare molto sulla propaganda, ma anche sul concreto e, in alcuni casi, sul personale. Come quando ha confessato di aver chiuso nel cassetto il suo nuovo libro. «Avevo appena scritto il primo capitolo», ha detto «e soffro un po’ a non scrivere, ma ci sono cose decisamente più importanti da fare». Cosa fa un ministro della cultura in Italia nel 2014? Qual è il suo vero mandato? A questa domanda Franceschini ha sottolineato come il suo compito sia diventato quello di valorizzare e promuovere ciò che si ha e sfatare tre vecchi tabù: «Cultura e turismo, tutela e valorizzazione, pubblico e privato sono vecchi dualismi che ancora persistono. La cultura è il brand più importante di cui disponiamo e dobbiamo capire che valorizzarlo è importante come tutelarlo». Per troppo tempo, ha proseguito il ministro, «la politica è stata incapace di investire nella cultura mentre invece questa è la nostra vocazione. E invece tutto il mondo mi chiede come siano stati possibili i tagli dal 2000 a oggi. Siamo stati i primi a dimenticare che l’Italia è stata grande quando investiva nell’arte e nei suoi talenti».

E così gli investimenti. Solo per tutelare e conservare, «non per valorizzare i 420 musei nazionali. Così come le risorse: il privato deve investire nella cultura, e per questo abbiamo creato l’Art Bonus, l’incentivo fiscale più forte esistente in Europa che permette a chi finanzia iniziative per il recupero del patrimonio di scaricare il 65% della spesa». E quindi investire nella cultura vuol dire «giocare l’unica carta vera che abbiamo nell’era della competizione globale. Non si può giudicare col metro del profitto, sarebbe una aberrazione. Con la logica degli americani lo stupendo film di Ermanno Olmi sulla Prima Guerra Mondiale non avrebbe mai visto la luce. La cultura non si mantiene da sola, specie oggi con la rete, che con i giganti tipo Amazon o Google o Itunes pretende di decidere quale artista vale e chi deve morire», ha concluso Franceschini. Il programma della giornata di oggi del Festival è consultabile sul sito del Centro.

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