Pupi Avati: nel prossimo film una storia d’amore fra due 15enni

20 Giugno 2016

ROMA. Nel nuovo film, per cui è già iniziato il casting a Bologna, «racconterò una storia d'amore, molto particolare, ambientata al giorno d'oggi, fra due 15enni. Si intitolerà “Il fulgore di Doni”;...

ROMA. Nel nuovo film, per cui è già iniziato il casting a Bologna, «racconterò una storia d'amore, molto particolare, ambientata al giorno d'oggi, fra due 15enni. Si intitolerà “Il fulgore di Doni”; spero di iniziare a girare il 22 agosto».

Lo ha detto Pupi Avati, alla fine dell'ultimo dei quattro incontri romani di “Le conversazioni”, il festival diretto da Antonio Monda e Davide Azzolini. Parlando di autori e film preferiti, il regista ha condiviso ricordi, aneddoti e riflessioni. «L'immaginario non viene da Silicon Valley. Per essere grandi creativi secondo me bisogna avere timidezza, smemoratezza e spaventarsi facilmente. Non sei mai tanto creativo come quando hai paura», ha spiegato. Secondo il cineasta, «noi viviamo una vita divisa in quattro quarti. Nel primo sei un bambino che crede nel “per sempre”. Nel secondo capisci la complessità dei rapporti e sviluppi progetti. Poi arrivi all'acme e capisci che la parte più interessante della tua vita è stato il percorso fatto. Nel terzo quarto c'è lo “scollinamento”, il “disapprendimento” anche se lo mascheriamo. È la fase in cui il fisico inizia a non rispondere più come prima e subentra il ricordo della giovinezza. Nell'ultimo quarto, che sto vivendo adesso, ho scoperto una cosa bellissima, la nostalgia dell'infanzia». Tra le tante esperienze lavorative, Avati si è soffermato sulla sua partecipazione non accreditata alla sceneggiatura di “Salò o le 120 giornate di Sodoma”: «All'inizio non avrebbe dovuto dirigerlo Pasolini ma Sergio Citti». Avati firmò con altri autori una prima versione della sceneggiatura: la offrirono a Citti, ma la lesse anche Pasolini e a lui non piacque. «Pier Paolo mi offrì però di scrivere con lui e Citti una nuova stesura», ha raccontato il regista. «Ci lavorammo per due mesi a casa sua. La cosa buffa era che mentre noi parlavamo di violenze inaudite e coprofagia, la mamma di Pasolini da un'altra stanza magari chiedeva a Pier Paolo cosa volesse per cena». Tuttavia, a script finito, il fallimento della casa di produzione, la Euro, fermò il progetto: «Tempo dopo in un ristorante incontrai Pasolini al quale era appena saltato il film sulla vita di san Paolo con Marlon Brando. Fui io allora a proporgli di dirigere Salò. Lui per farlo ha dovuto prima disconoscere la stesura scritta per la Euro, e io accettai, anche se dolorosamente, di non venire accreditato. Per quella sceneggiatura mi hanno pagato tre volte».

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