Quadriennale di Roma: con “Fuori”, un invito a guardare oltre i limiti

Una visione polifonica che intreccia generi e percorsi In mostra la scena italiana secondo 43 autori e 300 opere
ROMA. Un invito a guardare fuori superando canoni, limiti e generi immergendosi in un caleidoscopio di stimoli proprio mentre il clima generato dalla paura del virus spinge tutti all'isolamento. Lancia un segnale importante di controtendenza la Quadriennale di Roma 2020 che a Palazzo delle Esposizioni tasta il polso alla produzione artistica contemporanea, presentando quarantatre autori e oltre trecento opere. Sara Cosulich e Stefano Collicelli Cagol, i curatori, hanno lavorato tre anni per mettere insieme i protagonisti di un racconto fatto di linguaggi diversi, intrecci tra percorsi alternativi, per dare una “visione polifonica” della scena creativa italiana. “Fuori” il titolo scelto per la rassegna, con l' intento chiaro di tenere aperto fino al 17 gennaio prossimo uno sguardo multidisciplinare sulla ricerca artistica nazionale. «“Fuori” è emblematico dell’approccio», dice Cosulich, «al di là di categorie, discipline, medium. Ci sono pionieri delle avanguardie e giovani per raccontare l' ossessione, il desiderio anche erotico dell'artista, il rapporto del Palazzo con il potere, l' incommensurabile dei mondi elaborati che forniscono immaginari grotteschi, sublimi e affascinanti». I lavori degli artisti, ventinove dei quali alla prima partecipazione alla Quadriennale, si snodano nelle trentacinque sale in una distribuzione dello spazio che vuole in qualche modo anche disorientare chi guarda. «Questo appuntamento», osserva la curatrice, «dà un immagine nuova di una quadriennale che parte dagli anni Sessanta e fa incontrare arti visive, musica, teatro, cinema, moda, design, fotografia e danza uscendo dalla narrazione predominante e recuperando anche tante figure di donne che nella storia dell'arte italiana spesso non sono state rappresentate». Le donne, appunto, sono diciannove, gli uomini diciassette, mentre sette sono coppie o collettivi. Alcune opere coinvolgono il respiro, tema molto attuale in questi mesi di pandemia, come le 38 tele di Irma Blank o le fettucce di tessuto bianco di Cloti Ricciardi. L' impronta femminista caratterizza molti lavori, come nel video “No man heads” di Monica Bonvicini. Inquietante il film “Monelle” di Diego Marcon, fatto di lunghi momenti di buio interrotti da immagini-flash di stanze vuote, bambine e figure.
Tra le foto, quelle di Lisetta Carmi che documentano in modo forte le fasi di un parto e la rappresentazione patriarcale delle donne nelle sculture funebri ottocentesche di un cimitero di Genova. E poi, l'enorme fragola di Valerio Nicolai, dentro la quale un pirata in carne e ossa osserva i visitatori; i disegni omoerotici di Sylvano Bussotti; il concettualismo dei ritratti ricamati di icone della musica e della moda di Maurizio Vetrugno.
La Quadriennale 2020, a ingresso gratuito per tutti grazie alla partnership con Gucci, prevede anche progetti speciali, tra cui la mostra “Domani, Qui, Oggi”, promossa dal Ministero dei Beni Culturali, che presenta i lavori di dieci talenti under 28 selezionati per il Premio AccadeMibact. «Qui manteniamo aperta la possibilità per chi è a Roma di continuare a fare vita culturale di comunità», commenta il vicesindaco Luca Bergamo, assessore alla Crescita Culturale. «Non è solo celebrazione ma fortissima ricerca, è interessante cogliere la capacità degli artisti di anticipare i fenomeni». Umberto Croppi, presidente della Quadriennale, osserva che in questa occasione, a causa del Covid, le esperienze performative non hanno avuto lo spazio che erano state immaginate. »Questo è un evento che lascerà il segno», ha detto, «forse l'unico al mondo di alto livello sull' arte contemporanea, metafora del tempo che viviamo».