Quando a Palermo L’Ora dichiarò guerra al potere della mafia

In cinque serate, l’epopea dello storico giornale siciliano E del direttore che per primo osò scrivere di Cosa Nostra
Dopo la fiction recentemente dedicata dalla Rai a Letizia Battaglia, mitica fotografa dei morti di mafia, il quotidiano di Palermo L’Ora torna in una fiction, questa volta su Canale 5, per cinque serate in prime time a partire da mercoledì. Si tratta della serie L’Ora, inchiostro contro piombo, che ripercorre, nella Palermo degli Anni 50, l’epopea del celebre quotidiano fondato nel 1900 dalla famiglia Florio, che in quel periodo iniziò a pubblicare le sue scottanti inchieste sulla mafia. Protagonista Claudio Santamaria, nei panni del giornalista Antonio Nicastro, personaggio ispirato a Vittorio Nisticò, storico direttore del giornale dal 1954 al 1975.
La storia si apre con un giallo: a Corleone sparisce un sindacalista e un giovane cronista porta la notizia al giornale. Nicastro intuisce subito che sotto c’è qualcosa di grosso. Venuto da Roma con la moglie Anna (l’attrice Silvia D’Amico) con l’incarico di tagliare i costi del giornale licenziando qualche giornalista, si ritroverà con un’inchiesta contro la mafia da prima pagina.
Vittorio Nisticò e il quotidiano L’Ora divennero celebri, in quegli anni, per avere pubblicato per la prima volta quello che in Sicilia nessun fino ad allora aveva mai osato pubblicare: la parola “mafia”, anche in prima pagina e con un’inchiesta rivoluzionaria che ne rivelava meccanismi e segreti. Il giornale fu attivo dal 1900 al 1992: articoli e inchieste si focalizzarono spesso sulla feroce organizzazione criminale, tanto che alcuni dei suoi collaboratori, come Cosimo Cristina, Mauro De Mauro e Giovanni Spampinato, furono assassinati per mano di Cosa Nostra. Tra le firme più celebri della testata, si ricordano la fotografa Letizia Battaglia, gli scrittori Giovanni Verga, Luigi Pirandello, Vincenzo Consolo, Salvatore Quasimodo, Leonardo Sciascia, Matilde Serao, Fulvio Abbate, il pittore Renato Guttuso, il poeta Filippo Tommaso Marinetti, il politico Francesco Saverio Nitti. E ancora, i giornalisti Aldo Biscardi, Attilio Bolzoni, Antonio Calabrò, Gianfranco De Laurentiis, Marcello Sorgi.
La storia è liberamente tratta dal romanzo Nostra Signora della necessità, edito da Einaudi e scritto da Giuseppe Sottile, cronista che ha lavorato per anni nel quotidiano L’Ora e padre del giornalista Salvo Sottile.
Per interpretare il protagonista della serie, racconta Claudio Santamaria, «ho cercato di lavorare sulla “scorza dura” di quest’uomo che va al sodo nella comunicazione con i suoi giornalisti. È un po’ ruvido, salta le buone maniere perché al centro di tutto mette la notizia, la ricerca della verità e della giustizia. Non scende a compromessi, ignora gli amici degli amici. Anzi, si fa solo dei nemici». Nisticò, ricorda ancora l’attore, ai cronisti «chiedeva sempre di portare “la foto della mamma che piange”, perché il lettore doveva essere coinvolto emotivamente».
La fiction mostra un mondo editoriale che non c’è più: il rumore delle macchine per scrivere è stato sostituito dal silenzio dei computer, sparito il fumo delle sigarette in redazione. Del celebre quotidiani ripropone, inoltre, il coraggio professionale e umano che lo portò nel corso degli anni ’50 di affrontare una tematica sociale scottante come Cosa Nostra, in un clima di tabù e pesante omertà. È rimasta negli annali storici l’attentato commissionato dalla mafia contro la storica sede dell’Ora in piazza Francesco Napoli. Venne distrutta da una carica esplosiva di 5 chili di tritolo.
L’opera televisiva è frutto del lavoro documentale di Ezio Abbate (Suburra-La serie, Curon, Diavoli) e Claudio Fava (I cento passi, Il Capo dei Capi, Il clan dei camorristi), figlio del giornalista Pippo Fava, ucciso da Cosa nostra nel 1984. Nel cast, oltre a Santamaria, anche Maurizio Lombardi (The Young Pope), Bruno Di Chiara (Il Cacciatore) e Silvia D’Amico (The Place). Le riprese della serie L’Ora – Inchiostro contro piombo sono state girate tra la Sicilia e il Lazio, a Roma,