Quei cinema e teatri chiusi nei giorni del coronavirus

26 Febbraio 2020

Rinviate le uscite di febbraio per il film di Verdone, Ligabue e altre 5 pellicole  Cancellata la prossima domenica gratuita in 455 musei e parchi archeologici

PESCARA. Divieto di assembramento, stare lontani dai luoghi affollati: l’imperativo di questi giorni sembra diventato quello che rimanere a casa è meglio che partecipare. E se in alcune città italiane è solo un suggerimento, in molte altre si trasforma in precise disposizioni amministrative che è vietato oltre che molto sciocco eludere.
È dunque l’allerta coronavirus a gettare un’ombra lunga anche sul mondo dei grandi eventi, che di tutto avrebbero bisogno tranne che di vincoli e prescrizioni. Eppure, spettacoli cancellati, mostre e rassegne rinviate, feste e manifestazioni annullate sono diventati la norma nei giorni in cui anche la cultura sembra offuscata dal virus e dalla paura.
Misure straordinarie adottate per contenere la diffusione del contagio riguardano tutti i luoghi di aggregazione e fruizione di spettacoli, nei cinema come nei teatri. A cominciare dal Teatro alla Scala. Tra i provvedimenti urgenti, c’è quello che prevede la chiusura forzata dei musei fino al 1° marzo, con sospensione della prossima domenica gratuita in 455 siti, tra musei e parchi archeologici, statali e comunali. Chiusi diversi stadi e discoteche, mentre le università riducono o in alcuni casi sospendono il regolare ciclo delle lezioni.
Tutto questo spiega alcuni strategici rinvii sulle uscite di nuovi film: “Si vive una volta sola”, di Carlo Verdone, non si vedrà nelle sale oggi. Allo stesso modo il film su Ligabue, “Volevo Nascondermi”, di Giorgio Diritti con Elio Germano, annunciato per domani. Così “Arctic – un’avventura glaciale”, di Aaron Woodley, “Lupin III” di Takashi Yamazaki, “Non si scherza col fuoco” di Andy Fickman, tutte pellicole la cui programmazione era prevista per giovedì 27 febbraio. E ancora: “Dopo il matrimonio”, di Bart Freundlich, che a quanto pare non uscirà il 5 marzo, mentre incerto è il destino di “Ritorno al crimine”, di Massimiliano Bruno (12 marzo).
Quasi una sala cinematografica su due, in Italia, è chiusa. Il dato, fornito all'Agi da Mario Lorini, presidente dell'associazione nazionale esercenti cinema (Anec) delinea la chiara dimensione di un grande impatto su tutto il settore.
«Una stima per difetto», spiega Larini, «contempla 850 cinema per un totale di 1.830 schermi: rispettivamente il 45 per cento e il 48 per cento del totale nazionale». Particolarmente critico il bilancio di domenica scorsa, giornata determinante per gli incassi settimanali: quasi 2 milioni persi sulla domenica precedente. Calo in gran parte dovuto alle sale chiuse nelle regioni direttamente coinvolte dall’emergenza, ma anche dalla semplice paura del contagio che ha portato giù gli incassi un po’ovunque.