“Rebis 1967- 2021” di Frascà nel cuore di Penne

29 Settembre 2021

La scultura iconica dell’artista romano inaugura l’esposizione “Spazio come reticolo di forze”

PENNE. “Rebis 1967- 2021”, scultura iconica dell’artista Nato Frascà, per una lettura nuova del luogo, Largo Santa Marina nel cuore di Penne. Fino al 9 ottobre nella storica Città del mattone, la Collezione Nato Frascà con sede in Largo San Giovanni Battista 1, inaugura l’esposizione “Nato Frascà. Spazio come reticolo di forze” a cura di Franca D’Angelo, vedova dell’artista, fondatrice e presidente della Collezione, con la storica dell’arte Sibilla Panerai. La mostra ripercorre attraverso sculture, progetti e video la concezione e l’evoluzione del pensiero dell’artista romano (legato a Penne, città di origine della moglie), ricercatore multimediale, creatore della Psiconologia dell’Icona e tra i fondatori nel 1962 del Gruppo Uno con Pasquale Santoro, Achille Pace, Nicola Carrino, Giuseppe Uncini e Gastone Biggi. Con la collocazione permanente di “Rebis” prende il via “Scultura nel paesaggio urbano” , prima edizione di un progetto di valorizzazione del centro storico di Penne con opere permanenti o in collocazione temporanea di artisti nazionali e internazionali. L’idea di fondo, spiegano gli autori, è di ri-vedere luoghi antichi abitati e disabitati attraverso un apporto estetico inedito, rileggere il territorio nella relazione tra arte e arredo urbano. La collocazione delle opere di “Scultura nel paesaggio urbano” è il primo passo di una serie di indagini percettive, studi, laboratori e performance a cura della Collezione Frascà con il coinvolgimento delle accademie di belle arti di Roma e dell’Aquila, giovani artisti e storici dell’arte. “Rebis 1967- 2021” , considerata tra le sculture più significative dell’arte contemporanea, è stata esposta in Italia e in Europa. «Questa struttura tridimensionale autoportante, concepita e realizzata tra il 1967 e il 1971 a partire dall’area di un cubo, trova nella dimensione umana e praticabile dell’ambiente la sua più intima vocazione», scrive Panerai. «Nell’incrocio di diagonali e ortogonali il Rebis apre alla dimensione dell’infinito, sulla soglia che conduce a quel visibile esistente nell’apparente impercepibile, agognato e esperito ininterrottamente da Frascà nelle sue peregrinazioni sulla forma, indagata nella sua valenza trasformativa e dinamica».