Ricordi di un’estate d’amore e Tokaji rivivono nei versi di Gino Primavera

È appena stata edita per i tipi di Marco Solfanelli, una raccolta di poesia di Gino Primavera di Guardiagrele (docente di Scienza degli Alimenti narratore e saggista, oltre che poeta) intitolata Ah,...
È appena stata edita per i tipi di Marco Solfanelli, una raccolta di poesia di Gino Primavera di Guardiagrele (docente di Scienza degli Alimenti narratore e saggista, oltre che poeta) intitolata Ah, l’amour. Essa è dedicata, in una toccante lettera iniziale che è poesia essa stessa, a un amico d’infanzia scomparso dopo una lunga malattia, Natuccio, col quale l’autore nel 1970, ancora studente universitario, aveva condiviso una vacanza oltre cortina nei Paesi dell’Est.
Il ricordo di quelle notti di mezzo secolo fa passate a bere Tokaji e a fare l’amore con le ragazze slovene e ungheresi è consegnato a versi come: “È per te, diceva, / ti dono i fatti / sfrondo gli alberi / libero i sogni / regalo i frutti / bevo Tokaji, / le vin pour l’amour”. Aveva una maestra d’amore, il giovane Gino Primavera, che si chiamava Monique: “Volava volava, / scaldava le vene, / allontanava le pene. /I ricordi, i fatti, i voli / giungevano come doni / effluvi pendant / del prezioso elisir. / Monique, dal corpo indurito / volava volava / col magico elisir vecchio trent’anni, / frenava e rallentava le ore. / Disseminava le vite nei luoghi, / volava piano / per non dimenticare il racconto, le virgole, / il filo, la penombra, i complici e il Tokaji”. E la natura, oltre che l’amore, si rivelava già da allora fonte di sempreverde ispirazione per l’Autore, formando quell’ottica poetico- scientifica, in cui gli studi corroboravano la ispirazione lirica, creando quella cifra che siamo avvezzi, già dal precedente raccolta di poesia Lettera 22, a riconoscere come caratterizzante la sua produzione. Osservazione, riconoscimento, catalogazione, descrizione, decantazione (soprattutto quest’ultima, in ogni senso intesa) delle piante e delle loro proprietà s’innervano dunque in queste nuove poesie “Sono mie, le parole / mi dicono / che la luna fa germinare i semi / il sole rende le piante robuste /gli alberi perdono l’orgoglio in inverno”. Solo vivere a contatto con la natura è vivere per il poeta. Anche morire a contatto con la natura è l’unico morire; la natura infatti sa dare anche al tempo il suo spazio, non pretende di trattenerlo, lo lascia scorrere, lo misura, lo conteggia in quanto parte di sé: “So ch’è sera / quando il rosso del sole / cala maturo / tra gli alberi e / lì si posa /tra quelle vecchie / foglie cadute, / tra le antiche spose / come fanno a primavera /” (a…Primavera?) “le rose”.
Ah, l’amour verrà presentato stasera alle 21 alla Playa di Pescara nei Gelati Letterari organizzati dall’editore Marco Solfanelli e curati da Antonio Fagnani.