Ridley Scott racconta il riscatto di una donna nella Francia del ’300

10 Ottobre 2021

Nel film si sfidano Matt Damon e il “cattivo” Adam Driver Nel cast anche Ben Affleck, giudice del processo per stupro

ROMA. The last duel di Ridley Scott, in sala dal 14 ottobre distribuito da The Walt Disney Company Italia, mostra una realtà crudele, ovvero come da sempre le donne siano state vittime di stupro e, man mano che la storia si sviluppa, si capisce anche che violenza da parte dello scudiero non sia l'unica subita dalla protagonista. Questa la visione di uno dei protagonisti del film, Matt Damon, durante la conferenza stampa di presentazione a distanza, su Zoom: «La donna», ha spiegato l’attore americano, «come si vede bene nel libro omonimo di Eric Jager da cui è tratto il film, all’epoca era praticamente invisibile, non ci sono tracce scritte dell'operato femminile, mentre quello maschile era minuziosamente annotato in tante pagine». Di fatto al centro del film, come del libro, c'è la storia vera di una donna molto coraggiosa che nella Francia del 1386 denuncia, quando nessuna lo faceva, di essere stata violentata cercando un legittimo riscatto. Stiamo parlando di Marguerite de Thibouville (Jodie Comer), sposata con l'affidabile soldato Jean de Carrouges (Matt Damon), e violentata da Jacques Le Gris (Adam Driver), tra l'altro miglior amico di De Carrouges. A fare da giudice, in questa storia accaduta nella Francia del XIV secolo, fu re Carlo VI tramite il conte Pierre d'Alencon (Ben Affleck). Si stabilì allora il giudizio di Dio, ovvero una sfida all'ultimo sangue, che avrebbe deciso una volta per tutte se ci fosse stata davvero violenza o se la donna, come affermava Jacques Le Gris, fosse consenziente.
«Quando ho scoperto il libro», dice ancora Damon, che del film è anche sceneggiatore insieme ad Affleck e Nicole Holofcner, «me ne sono immediatamente innamorato, poi ho chiamato Ridley Scott, confesso pensando a I Duellanti, perché nessuno meglio di lui avrebbe potuto portare sullo schermo questa storia. Ne ho parlato poi con Ben Affleck e ci siamo subito messi al lavoro finendo la sceneggiatura in tempo record». «Solo nell'ultimo capitolo del libro», continua l'attore, «Marguerite appare finalmente come un essere umano, negli altri invece sembra un accessorio del mondo maschile. Ecco perché tutto il film alla fine si regge sulle spalle di Jodie Comer. L'eroe della storia è davvero lei: forte, dinamica, coraggiosa».
Dice infatti la Comer: «Sono grata a questo film per aver messo in scena una donna che non si lascia abbattere dalla violenza subita. Anche se la storia l'ha scritta questo trio di sceneggiatori di talento, mi sono sentita sempre coinvolta sul set perché mi si chiedeva spesso un'opinione». E ancora la Comer, attrice britannica, classe 1993, nota per il ruolo di Villanelle / Oksana Astankova nella serie Killing Eve: «Il bello della sceneggiatura è che tutto era sulla pagina, scritto molto chiaramente, così potevo seguire passo passo quello che la protagonista diceva e pensava. Volevo essere sicura di riportare l’essenza di Marguerite fedelmente, di non tradire questo personaggio così coraggioso. Anche per questo ho avuto una particolare cura delle scene più delicate, quelle della violenza: non volevo potessero offendere questo personaggio storico e neppure chi le guardava».