«Saranno gli artisti a cogliere il vero senso di questo momento»

20 Marzo 2020

Il regista lancianese se ne sta a Roma tra dischi, libri e lavoro «Sono un bravo cuoco e sto ai fornelli ascoltando la radio»

LANCIANO. «Gli unici che riusciranno a cogliere il senso vero e profondo saranno gli artisti. L’artista riesce a trovare una sintesi che porta a un senso. Non le chiacchiere inutili che reiterano concetti, sempre gli stessi». Immagina affidata all’arte l’elaborazione di questo momento difficile il regista, sceneggiatore e commediografo Carmine Amoroso, abruzzese di Lanciano, da tempo a Roma dove vive, lavora, insegna al Centro sperimentale di cinematografia.
Nella sua filmografia i lungometraggi di finzione “Come mi vuoi” (1996), con Vincent Cassel e Monica Bellucci, che si innamorarono sul set, e Enrico Lo Verso in uno dei primi personaggi transgender del nostro cinema, “Cover Boy” (2007), il documentario Nastro d’argento “Porno & Libertà” (2016), e soggetto e sceneggiatura per Mario Monicelli di quel capolavoro di cinismo che è “Parenti serpenti”, girato a Sulmona, tratto da una commedia dello stesso Amoroso che nelle ultime due stagioni è tornata con successo in teatro con Lello Arena. Amoroso rispetta la regola #iorestoacasa, rendendo però operoso il tempo tra le mura domestiche. Col pensiero rivolto alla sua terra. «Sono a Roma, ahimé, avrei preferito stare in Abruzzo, a Lanciano. Però qui ho i miei libri, i miei dischi, le mie cose, e quindi me ne sto in questo loculo romano».
Come sono cambiate le sue giornate?
La mia vita continua più o meno come sempre, non è troppo cambiata. Se non fosse per l’incertezza e il fatto di non poter uscire il mio tempo è molto occupato. Il mio lavoro è un po’ privilegiato perché tutta la fase di ricerca e scrittura che precede la realizzazione di un film può svolgersi a casa. Continuo a scrivere e leggere. Certo, cambiano i ritmi, devi concentrarti sulla fantasia. E non è facile. È come sviluppare una nuova sensibilità.
A cosa lavora?
A un film sui confinati omosessuali durante il fascismo, che racconterà anche i confinati politici. Una storia che arriva fino al 1940, allo scoppio della guerra, ed è ambientata nelle isole Tremiti. Il film doveva essere pronto per il 2021, ora è tutto bloccato. Sono nella fase di scrittura, sto finendo la sceneggiatura. Continuo a lavorare anche sulla ricerca, approfondendo documenti sui numerosi campi di concentramento in Abruzzo. Altro progetto bloccato, sempre per il 2021, è un lavoro per il teatro India di Roma sul poeta statunitense Walt Whitman, concentrato su “Calamus”, una sezione della raccolta “Foglie d’erba”.
Al di là del lavoro, cosa sta leggendo e quale libro consiglia?
Un libro molto bello, “Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio” (minimum fax) del mio compaesano Remo Rapino, tra i 12 semifinalisti dello Strega. Pagine che mi divertono molto, vi ritrovo una parte della mia infanzia, del mio essere lancianese, i vocaboli, il modo di parlare. È una lettura che consiglio. Una scrittura molto interessante, articolata sulla ricerca di dialettismi, di termini antichi, desueti, ripresi, reinventati.
Come usa i social? E cosa guarda in televisione? Suggerimenti?
Utilizzo Instagram e Facebook come un diario di bordo, inserendo pillole video, frammenti di film, immagini. Faccio parte della giuria dei David di Donatello e quindi ho la disponibilità di vedere molti film italiani e stranieri. Mi ha colpito molto un film uscito a dicembre, “Il ritratto della giovane in fiamme”, un film stupendo di Céline Sciamma, una regista francese molto brava di origine italiana. Ci siamo conosciuti una decina di anni fa al Glbt Film Festival di Torino, dove io ero giurato e mi sono battuto perché il suo “Tomboy” vincesse e ci sono riuscito. È una donna meravigliosa e i suoi film notevoli. Consiglio di recuperarli. Poi ognuno ha la propria sensibilità e ormai c’è la possibilità di vedere di tutto tra tv generalista e piattaforme. Amo molto i documentari storici. Rai Storia ne propone di meravigliosi sull’Italia degli anni '50-60, una vera miniera. E non dimentichiamo la radio. Radio3 Rai ha materiali sonori straordinari, da ascoltare tranquillamentre mentre in casa facciamo altre cose, come cucinare.
Lei come se la cava?
Sono un bravo cuoco. Seguo i consigli alimentari di Franco Berrino, un epidemiologo esperto di sana alimentazione che ha lavorato con l’Istituto tumori di Milano. Si occupa del rapporto tra cibo e salute. In questo momento sarebbe importante cambiare abitudini alimentari in una direzione più naturale. Ecco, un altro libro che consiglio è “La grande via” (Mondadori) scritto da Berrino e Luigi Fontana. E “Medicina da mangiare” (Franco Angeli) con ricette che utilizzano quelle materie prime contadine proprie delle nostre zone.
Secondo lei, dopo, saremo cambiati?
Ora c’è un capovolgimento di senso, che può essere interessante, la nostra psiche cambia, ci stiamo abituando ad altre cose e situazioni. Il concetto di branco, di sardine, i raduni, i rave… ora non siamo più branco. Mi spaventano però le riflessioni che verranno, fatte da filosofi e psicoanalisti. Quando passerà “lo gran morbo”, per dirla con “L’armata Brancaleone” di Monicelli, gli unici che riusciranno a cogliere il senso di tutto questo saranno gli artisti.
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