Servillo killer male in arnese in una Napoli noir

Igort presenta i primi minuti del film “5 è il numero perfetto”: «Giriamo una storia di boss al contrario»
NAPOLI. Toni Servillo in impermeabile e cappello modello Borsalino, che cammina a lungo sotto la pioggia nei vicoli di Napoli. Pensa a voce alta, poi si ferma a comprare una pistola.
Sono questi i primi sei minuti di “5 è il numero perfetto”, il film del regista, fumettista, romanziere e musicista Igort, presentati in anteprima ieri al Comicon di Napoli. L’autore esordisce alla regia portando sullo schermo il suo grafic novel del 2002, una storia di killer di camorra, di onore e vendetta da parte di «due vecchi cavalieri ormai male in arnese ma che hanno un’urgenza e devono farci i conti», spiega lo stesso Igort che ha raccontato l’esperienza della trasposizione e della lavorazione del film al pubblico di Comicon.
Girata interamente a Napoli in otto settimane di riprese «di cui 23 di notte», precisa il regista, la pellicola è pronta e uscirà all'inizio della prossima stagione cinematografica. «Abbiamo girato tanto di notte», ha spiegato l’autore, «per avere come ambientazione una Napoli notturna, piovosa e deserta. Abbiamo girato nei luoghi che amo di Napoli, Forcella, Porta Nolana, la Sanità, dove abbiamo dovuto adattarci a girare con il rumore dei caroselli di motorini che giravano all’impazzata. Ma è una storia molto napoletana», ha sottolineato, «anche se, paradossalmente, l'ho scritta ad Hong Kong e ha anche delle atmosfere francesi».
E Igort ammette che gli echi della sua permanenza in Estremo Oriente si avvertono forti nel film: «Si allontana da Gomorra», ha detto ancora, «che pure ho apprezzato molto, sia la serie che il film di Matteo Garrone. È una storia di boss ma al contrario perché i due protagonisti sono dei gregari, dei killer del cazzo. Questo ci siamo impegnati a restituire sullo schermo anche grazie a un cast fantastico e con Toni Servillo spettacolare. Ci teneva molto a questo personaggio, lo stava aspettando e ha dato il meglio». Un ruolo noir, quello di Servillo, che si identifica con i suoi impermeabili: «Ne mette due in tutto il film», ha raccontato Igort, «quello bianco che vediamo in questi primi minuti e che ritroveremo alla fine, e un altro blu. La storia è quella del libro, ma ci sono anche delle parti completamente nuove, come la scena dell'acquisto della pistola, scritta apposta per il film».
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