Sgarbi: «Maurizio ha reso teatro la vita in tv»

26 Febbraio 2023

Il critico e sottosegretario alla Cultura: «Fu padre per molti, da Vespa a Giletti, da Porro a Formigli»

ROMA. «Come un padre». Maurizio Costanzo lo è stato anche per Vittorio Sgarbi, ma non nel senso comune del termine. Lo spiega il critico d'arte per cercare di far capire in che modo il giornalista sia entrato nella sua vita, aprendogli le porte di una nuova dimensione. «Io sono Sgarbi. Io ho fatto le mie cose, i miei studi, ho preso la mia laurea. E poi sono stato un suo ospite e lì ho fatto saltare il banco: lui aveva in mente che io dovessi essere il critico che parlava di arte e invece io facevo altro. Lui ha capito questo, ha colto il gusto dell'imprevedibilità di quello che accadeva in scena e ha riportato la vita in un teatro. L' imprevisto è come una candid camera: non c'è sceneggiatura, c'è la realtà che è spesso più fantasiosa e interessante della vita» sostiene lo storico dell'arte, saggista, opinionista, politico, sindaco e ora anche sottosegretario alla Cultura.
Come un padre, Costanzo ha lasciato la sua eredità. «Lui non è morto e quelli che lascia sono tanti eredi». Da Giletti a Porro, da Formigli e Del Debbio, arrivando fino allo stesso Vespa, assicura Sgarbi, sono tutti seguaci del suo modo di intendere il mestiere e di fare informazione «andando oltre la cronaca». A capirlo per primo fu Funari, ricorda. Grazie a Costanzo, «la tv è stata rigenerata attraverso il talk show. Andare al Costanzo show era qualcosa di utile per le idee, per le battaglie civili. Per me era un ring dove avrei trovato qualcuno con cui scontrarmi».
Il format di Costanzo è stato un'idea geniale come una «insalata russa». Anzi, si corregge Sgarbi, «come la Biennale di Venezia. Lui ha creato un luogo in cui mischiava diversi elementi che sono la verità della vita, che non è solo intrattenimento ma è insieme politica, musica, idee. Una cosa come la Biennale di Venezia. Ha agitato una creatività che era insieme un Premio Strega e Sanremo. Ha creato la formula dell'imprevisto mettendo insieme una varietà di persone che non stanno ferme nel loro recinto, ma parlano di cose diverse. Personaggi senza autore». E per ricordarlo una strada intitolata a Costanzo, quindi, è una buona idea. Anzi «è inevitabile. Come sindaco potrei certamente farlo, anche se le prescrizioni dicono che si dovrebbe aspettare dieci anni. Ma sono norme che si possono eludere in casi eccezionali e io l'ho ottenuto diverse volte». E come governo? «Come ministero non ci ho ancora pensato, ma si può immaginare di farlo perché Costanzo ha avuto un ruolo politico più importante di quello che si pensi. Ha combattuto battaglie civili e politiche e mai perché di parte» .