Su Sky arriva Christian lo scagnozzo del boss con le stimmate da santo

ROMA. «Un criminale con le stimmate, un picchiatore di periferia, che in verità viene quasi sempre gonfiato: un personaggio con venature pasoliniane. Mi sono molto affezionato a questo personaggio è...
ROMA. «Un criminale con le stimmate, un picchiatore di periferia, che in verità viene quasi sempre gonfiato: un personaggio con venature pasoliniane. Mi sono molto affezionato a questo personaggio è un ragazzone che considera il massimo della felicità che la madre stia bene, non è un avido, ha una semplicità positiva». Questo è Christian, cui presta il volto Edoardo Pesce (David di Donatello per Dogman) protagonista dell'omonima serie Sky Original in sei episodi che debutterà su Sky Atlantic (prodotta da Sky e Lucky Red), e in streaming su Now da venerdì.
Continua Edoardo Pesce: «Questo personaggio l'ho amato molto, non è un cattivo, non capisce subito cosa gli sta accadendo, non ha gli strumenti, vive con la madre adottiva, Italia, malata di Alzheimer (Lina Sastri) e non si accorge neanche quando fa il primo miracolo, resuscitando da overdose l'amica Rachele (Silvia D'amico)». Christian si guadagna da vivere facendo l'unica cosa che sa fare: menare. Lo fa per il boss locale, Lino (Giordano De Plano), una sorta di fratello adottivo maggiore perché cresciuto con la stessa donna, Italia. Un giorno, a Christian iniziano a far male le mani e a sanguinare: sono delle stimmate, anche se lui, coatto di periferia, non se ne rende conto. I poteri di Christian attirano l'attenzione di Matteo (Claudio Santamaria), «un postulatore del Vaticano che è ossessionato dal trovare qualcuno i cui poteri taumaturgici siano veri».
Un'idea che nasce anni fa nella testa di Saku Cinardi, racconta il regista Stefano Lodovichi. «Volevo raccontare una storia supernatural in Italia». Quanto c'è di Jeeg Robot in Christian? Per Santamaria che è stato protagonista del fortunato film per cui ha vinto il premio come miglior attore protagonista: «Christian e Jeeg Robot si toccano. Sono storie che rispondono all'esigenza di allontanarsi dall'ombelico di chi scrive. La nostra capacità di italiani è quella di inserire certe nostre caratteristiche, dargli dinamiche emotive, mettere degli aspetti iper-realistici. C'è bisogno di capire che il cinema è anche gioco e divertimento».
Ma credete ai miracoli? Risponde Pesce: «Credo a quel che fanno le persone tutti i giorni, nel quotidiano, e ce ne sono...».