“Tanos”, in scena l’odiato Abruzzo degli emigranti

18 Marzo 2017

PESCARA. Tanos, così gli argentini chiamano gli italiani. Una parola che ne significa molte: storie, ricordi, nostalgie, speranze di genti italiane emigrate nel lontano Sud America. Da un anno a...

PESCARA. Tanos, così gli argentini chiamano gli italiani. Una parola che ne significa molte: storie, ricordi, nostalgie, speranze di genti italiane emigrate nel lontano Sud America. Da un anno a questa parte “Tanos” è anche un progetto scenico. Uno spettacolo fortunato che porta la firma di Stefano Angelucci Marino, lancianese, direttore artistico del Teatro del Sangro, attore fantiano per vocazione. E ai racconti dello scrittore italo americano di origine abruzzese (da Torricella Peligna emigrarono i suoi nonni) John Fante è ispirata la piéce prodotta dal Teatro Stabile d’Abruzzo in collaborazione con Teatro del Sangro,

“Tanos” ha debuttato lo scorso anno a Rosario, teatro Plataforma Lavarden, e poi a Buenos Aires e, ad oggi, è andato in scena già una trentina di volte tra Argentina e Italia. Lo spettacolo si accinge alla seconda tournée rioplatense in agosto, in collaborazione con l’Istituto italiano di Cultura. Questa sera “Tanos” arriva al Piccolo Teatro Guascone di Pescara, in via dei Marsi, ore 21. In scena con l'attore-autore-regista Angelucci Marino, c’è Rossella Gesini, sua compagna nell’arte e nella vita. Stefano e Rossella sono nel plot Domenico e Rosa, giovani sposi abruzzesi. In famiglia sentono scoppiettare l’idioma natale, lingua che tra i componenti del “clan” di appartenenza rappresenta il mito dell’origine, il rifugio salvifico, l’identità riaffermata, mentre per loro, senza lavoro nel 1950 e pieni di ambizioni, significa solo emarginazione e disprezzo.

Inizia così l'avventura di una coppia che costruisce su di sé una visione dell’estero, dell’Argentina come terra da conquistare. Conquistare il successo, un buon lavoro, costruirsi una casa. E farla finita con l’Abruzzo! Con ironia e semplicità, “Tanos” racconta degli italiani emigrati in Argentina nel 1950. È il racconto di un continuo sogno a occhi aperti, e del sogno lo spettacolo conserva la struttura ambigua e sfuggente, rivela il regista. “Tanos” è un lavoro teatrale “alimentato” anche dalla scrittura di Fante. Una comicità trafelata e plateale, l’inquietudine visionaria e ispirata, l’attenzione profonda, eppure mai compiaciuta, al mondo degli ultimi – gli immigrati – e, dall'altra, la scoppiettante presenza dell’ambiente domestico. Un mondo etnico, come sempre nei romanzi di Fante descritto nel momento dell’ implosione, del suo scardinamento a causa delle forze contrapposte che lo abitano, generazionali e culturali. Domenico con la famiglia in Argentina vive tutte le fasi della vita nel pieno di una forte contraddizione psicologica, in una specie di lunga crisi d’identità, indeciso tra la spinta all'integrazione piena, la conquista di una dimensione “nuova, e la difesa della propria radice autentica, rappresentata dal patrimonio di tradizioni dei genitori, di norma antiquati e fatalmente antagonisti rispetto alle ambizioni dei figli. Maschere di Stefano Perocco di Meduna, burattini Gaspare Nasuto & Brina Babini/Atelier della Luna, musiche Giovanni Sabella, scenografia Filippo Iezzi, audio e luci Tony Lioci. Ingresso €7, info: 340.9775471.