Tazenda: la musica è la nostra resistenza

Arriva “Antìstasis”: rock, cori, orchestra e un tocco di disco music
MILANO. Una parola dal greco classico, antìstasis, racchiude il significato di resistenza. Antìstasis è anche il titolo del nuovo album dei Tazenda, che porta con se i tanti significati che il termine tanto attuale quanto nobile rappresenta. «La nostra resistenza è la musica», commentato loro, «che è anche la nostra vera forma di indipendenza. L’album era già completo quando abbiamo scelto il suo titolo». Sentimenti di appartenenza, condivisione e una sorta di compromesso tra le tre anime principali del gruppo (anche se la formazione estesa arriva a 7 componenti): dal desiderio di esplorazione di Gino Marielli all’attenzione per le produzioni moderne di Gigi Camedda, passando per la ricerca della semplicità stilistica e vocale di Nicola Nite. «Ci siamo presi tanto tempo per realizzare questo lavoro», raccontano i i tre, «e come sempre ci siamo divertiti a fare musica. Questo rimane il nostro obiettivo principale. Abbiamo sempre mischiato la tradizione al rock e questa volta ci siamo spinti anche oltre, sfiorando anche la disco music». Un misto di anni Sessanta e ritmi elettronici martellanti, cori, orchestra classica e launeddas, canzone d’autore e folk, secondo la ricetta perfezionata e allargata in oltre trent'anni di carriera. «I generi musicali sono etichette che vengono attribuite ai musicisti«, spiegano i Tazenda, «ma non sempre corrispondono al vero. Quando sentiamo il bisogno di raccontare di più con le nostre canzoni, il nostro pensiero va alle collaborazioni con Pierangelo Bertoli e Fabrizio De Andrè e a quel cantautorato che è sempre attuale. Siamo però anche sempre alla ricerca della melodia giusta che, cantando in sardo, è sempre stata molto importante». E le storie, quelle che compongono i “capitoli” del racconto di Antìstasis, sono quelle di persone comuni, tra debolezze, paure e intatte speranze riposte nel futuro, tanto artistico quanto umano. Nella lista c’è Coro, pensata per far ballare durante un concerto, La ricerca del tempo perduto che parla di quel viaggio che tutti facciamo, chi più e chi meno, per trovare la nostra strada. Ammajos, in sei\ottavi, è in stile ballo sardo, come marchio di fabbrica del gruppo tra fisarmoniche, launeddas e voci, così come c’è Splenda che riporta idealmente ai fasti di una California alla Beach Boys. La pura spensieratezza, poi, è quella di A nos bier, anche in versione ultra-elettronica riprodotta da un ventenne (jxmmyvis) della cosiddetta new generation, post-tutto.Stasera alle 21.30 i Tazenda presenteranno il nuovo album anche con un live streaming sui loro social, dall’ex Carcere di San Sebastiano a Sassari.