Tortoreto aspetta Iva: felicissima di tornare, voglio la piazza piena

Zanicchi tra repertorio storico e canzone napoletana «Io sui social? Mi adeguo ma preferisco un buon libro»
TORTORETO. «Sono stata a Tortoreto tanti anni fa, era un 25 agosto. Sono felicissima di tornare. Spero di trovare in piazza tanta gente, è un appuntamento a cui tengo molto e in cui darò tutto quello che posso». Signora della canzone italiana, amata in tutto il mondo, interprete di pezzi indimenticabili scritti per lei da grandi autori italiani e internazionali, unica donna a vincere tre volte il Festival di Sanremo - Non pensare a me (1967), Zingara (1969), Ciao cara come stai (1974) - dov’è tornata applauditissima quest’anno, Iva Zanicchi, 82 anni indossati con allegria ed energia, arriva a Tortoreto col suo Gargana Tour (dall'album uscito a febbraio), accompagnata da Daniele Ronda e i Buonavita. L’appuntamento, organizzato in collaborazione con il Comune di Tortoreto, è per lunedì 15 alle 21 alla rotonda Carducci di Tortoreto Lido, ingresso gratuito.
«Sono musicisti molto bravi, Ronda è un cantautore che ha scritto per Nek, Mietta: oltre a suonare la chitarra ha una voce bellissima, mi aiuta molto nel concerto. Farò il mio repertorio naturalmente, le canzoni più importanti, La riva bianca la riva nera, Zingara, La mia solitudine sei tu, il pezzo di Sanremo Voglio amarti, ma anche altre cose, generi che amo, una fantasia sudamericana, la canzone napoletana, che adoro, e quindi Luna rossa, Chella llà, Guaglione».
L’Aquila di Ligonchio: ma in realtà lei è nata a Vaglie.
Un paesino piccolissimo, Vaglie di Ligonchio, a mille metri, forse per questo mi hanno chiamato aquila. Amo il paese dove sono nata, la gente, sono legata alle radici.
Che significa il titolo dell'album, Gargana?
È un’espressione dialettale delle mie parti che vuol dire vociaccia, voce forte, una che canta. Mia madre diceva di me con le amiche: che gargana che la gà ‘sta ‘ppina!, che voce ha questa bambina. Da piccola ero un mostro, con la voce da adulta. Gargana è un bel disco fatto con amore, in cui oltre al pezzo di Sanremo ci sono degli inediti e degli omaggi. Vola colomba non è la canzone di Nilla Pizzi ma un brano di un cantautore napoletano che amo molto, Sal Da Vinci, un pezzo drammatico, bellissimo, forte, sono stata a lungo indecisa se portare questo brano a Sanremo o Voglio amarti.
Ha vinto il Festival tre volte. Con che spirito è tornata in gara quest’anno?
Con molta voglia e serenità. Certo, quando gareggio non vado lì per perdere, ma soprattutto mi interessava cantar bene un pezzo bello che era nelle mie corde. Poi le classifiche non mi hanno premiato, ma l’avevo messo in conto. Si è creato un rapporto bellissimo con tutti i ragazzi dietro le quinte, mi hanno dimostrato un affetto e un rispetto che non mi aspettavo. Un’esperienza comunque positiva, mi ha aiutato.
Come tiene in esercizio la voce?
Non la curo, non faccio niente, nemmeno i vocalizzi prima del concerto. Quando lo dico tutti mi guardano sbalorditi, magari penseranno “questa qui è matta!”. Da ragazza la voce era più squillante, ora è diventata più scura, ancor più vicina al genere che amo, il blues, il gospel. Ho però mantenuto la vocalità, l’estensione.
A maggio è uscito il suo romanzo Un altro giorno verrà, per Rizzoli, una saga femiliare che attraversa il Novecento. Dentro c’è anche la storia della sua famiglia?
Quando scrivo vado sempre a pescare nelle cose che conosco. Ho sempre amato scrivere. Nel primo libro, Polenta di castagne, raccontavo le donne della mia famiglia, del loro coraggio pur nella povertà. Poi ho scritto il romanzo I prati di Sara, la storia di due amiche. Tre anni fa ho pubblicato l’autobiografia Nata di luna buona. In Un altro giorno verrà descrivo la transumanza dall’Appennino tosco-emiliano alla Maremma. Il capostipite è un pastore, Attilio, per arrivare fino al nipote Lorenzo e con lui a New York. Più che raccontare la mia famiglia ci sono i luoghi che conosco e gli episodi che da bambina sentivo raccontare dai vecchi del paese. All’epoca si ascoltavamo molto i nonni. Non c’era Internet e il racconto degli anziani era importante. Per la mia formazione è stato fondamentale.
È su Fb, Ig, Tik Tok. Che rapporto ha coi social?
Mi son dovuta adeguare, cara. Non è stato facile. Pubblico abbastanza su Instagram, mi diverte. Mi seguono in tanti, anche dall’estero. I miei video li vedono in migliaia, tanti commenti sempre affettuosi. Mi hanno seguito con molto affetto quando mi sono ammalata di Covid. Ma non sono schiava dei social, preferisco sempre leggere un libro.