Tradizione e Tradimento il nuovo inizio di Niccolò Fabi

MILANO. «Se non sono emozionatissimo, eccitatissimo, disperatissimo quando scrivo e canto, direi che faccio pena, sono uno qualunque, è come se la mia vita perdesse di senso e non esistesse». È la...
MILANO. «Se non sono emozionatissimo, eccitatissimo, disperatissimo quando scrivo e canto, direi che faccio pena, sono uno qualunque, è come se la mia vita perdesse di senso e non esistesse». È la riflessione fatta da Niccolò Fabi alla presentazione, ieri, del suono nuovo album “Tradizione e Tradimento”, in uscita oggi. «È un disco che parla di scelte», prosegue il cantautore romano. «La prima è che ogni artista dovrebbe rinnovarsi perché mosso da un’ispirazione e da una necessità; la seconda è di renderla pubblica». Da dicembre Niccolò Fabi farà il suo ritorno “live”. L’8 dicembre sarà in concerto al Teatro Massimo di Pescara.
«È una trasposizione ‘live’ molto semplice, con l’idea di base che si avvicini a una performance artistica più che a un concerto ma con il pubblico molto partecipe – ha concluso – Sul palco avrò Roberto Angelini, Pier Cortese, Alberto Bianco, Daniele Rossi e Filippo Cornaglia».
Questo nuovo album parla di scelte e rappresenta esso stesso la scelta di scrivere solo quando si è mossi da una reale ispirazione e necessità. «Ho provato a fare finta di nulla e a fare degli esperimenti musical», racconta Fabi. «Volevo fare un disco bello, anche se non ho un talento musicale particolarmente sviluppato».
Scritto e registrato tra Roma e Ibiza, l’album è il risultato di un lavoro corale che vede alla produzione artistica Niccolò Fabi insieme a Roberto Angelini e Pier Cortese.
«È un disco sulla ricerca di un equilibrio all’interno di un cambiamento tra la memoria e la prospettiva», spiega Fabi. «È la scelta difficile tra cosa conservare e cosa lasciare andare, come evolversi e trasformarsi, rispettando la propria identità. Come trarre forza da ciò che ci è stato consegnato come tradizione e allo stesso tempo avere il coraggio di tradire quel percorso che a un certo punto sembra essere un binario, provando a rimettersi in discussione».
Anticipato dai brani “Io sono l’altro” e “Scotta”, l’album è un viaggio poetico e sonoro composto da nove canzoni che si muovono sempre sul filo che unisce l’analogico al digitale, il calore acustico e l’elettronica tagliente.
«A tratti è un disco dolente ma non statico», racconta il cantautore. «Anche musicalmente si percepisce il desiderio di provare a parlare un linguaggio diverso, meno caldo e analogico ma più tagliente e digitale. In questo senso tradizione e tradimento, è anche la cronaca di un fallimento e, allo stesso tempo, di una conferma di una identità forte».
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