Trecento giorni in Abruzzo sulle tracce della vera vita dei lupi

29 Novembre 2015

Il fotografo Bruno D’Amicis pubblica un’interessante opera sugli animali «Quattro puntini si muovevano rapidi contro il bianco del crinale innevato...»

di Giuliano Di Tanna

«Sembrava quasi che ci fossimo dati un appuntamento preciso. Quattro puntini si muovevano rapidi contro il bianco immacolato del crinale innevato: quattro lupi che camminavano con il loro incedere da ciclisti allenati. Li avevo visti da lontano mentre percorrevo lentamente in auto la strada ghiacciata e rubavo attenzione alla guida, sorvegliando con lo sguardo i pendii delle montagne che scorrevano alla mia destra».

Bruno D’Amicis ha seguito le tracce dei lupi sui monti d’Abruzzo con un obiettivo ambizioso quanto rischioso: fotografarli da vicino per documentarne la vita. Per realizzare questo sogno, D’Amicis, 36 anni, fotografo naturalista, romano ma quasi abruzzese d’adozione, ha trascorso oltre 300 giorni sul campo cercando di prevedere le mosse dei lupi e di catturarne d’essenza vitale. Ne è venuto fuori un volume intitolato “Tempo da lupi” (Orme editore, 188 pagine, 39 euro), con splendide fotografie a colori, che esce in questi giorni nelle librerie.

Le immagini di D’Amicis ritraggono i lupi nel loro habitat naturale, in tutta la loro bellezza e naturale selvatichezza, senza infingimenti dovuti alla voglia di antopomorfizzarli.

Bruno D’Amicis collabora regolarmente con il Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise; il Parco nazionale della Maiella; il Bayerischer Wald National Park; e con le organizzazioni non governative, sia in Italia che nel resto del mondo (Wwf, Lipu, Birdlife International, Nabu, Unesco). Ha lavorato, per la National Geographic Society, nel 2013 in Tunisia, e nel 2014 in Madagascar.

«Freddo. Vento e pioggia, magari con nebbia o neve», scrive D’Amicisi nell’introduzione al suo libro. « “Tempo da lupi” suggerirebbe la saggezza popolare, sottolineando come miserabili condizioni atmosferiche siano le più favorevoli per i “branchi” a intraprendere la caccia o, “scendendo dalle montagne”, ad avvicinarsi alle greggi e alle abitazioni, seminando paura e distruzione. Questo è il tempo in cui è meglio starsene a casa, al caldo e al sicuro».

«Io invece» prosegue il fotografo, «ho scoperto che il tempo da lupi è ben altra cosa. E la differenza sta tutta in quel da. Per me il tempo da lupi è quella preziosa porzione di esistenza che uno fatica a ritagliare nella frenetica vita moderna e da dedicare tutta alla ricerca di un’esperienza diretta con la selvaticità».

«Questo tempo da lupi», prosegue D’Amicis, «è il tempo del sudore sulla schiena sotto il sole di montagna e dei crampi alle gambe durante lunghe marce nella neve profonda. é il tempo delle notti passate all’addiaccio e della sveglia che squilla a orari impossibili; della noia nelle lunghe attese e dell’incontenibile gioia della scoperta. é il tempo della solitudine e delle avventure in compagnia. é il tempo del batticuore e della delusione; dell’ora e adesso, senza l’ingombro del passato né il pensiero rivolto al futuro. é il tempo della giovinezza ed è forse il tempo speso meglio nella mia vita».

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