Troiano: «È il teatro la mia vera passione Amo raccontare vite»

24 Marzo 2023

L’attore domani al Massimo di Pescara con “Il Dio Bambino” «È uno spettacolo di Gaber e Luporini e io mi lascio guidare»

PESCARA. Un testo senza tempo, di straordinaria attualità. Una storia d’amore che punta i riflettori sull’uomo. Un monologo, firmato nel 1993 da Giorgio Gaber e Sandro Luporini, che indaga sul protagonista, scandagliando il suo animo, cercando di capire se è riuscito a crescere, a diventare adulto, oppure se ha preferito restare irrimediabilmente bambino, vantandosi della sua affascinante spontaneità.
Andrà in scena domani, 25 marzo, alle 21, al Teatro Massimo di Pescara, nell’ambito della stagione 2022/23 “Millennium”, lo spettacolo “Il Dio Bambino”, con protagonista Fabio Troiano e la regia di Giorgio Gallione (In Movie Fest International). Il monologo, con testo e musiche di Gaber e Luporini, dopo “Parlami d’amore Mariù” e “Il Grigio”, prosegue e approfondisce il percorso teatrale del Gaber di quegli anni, esempio emblematico del suo «teatro di evocazione». Versatile e talentuoso attore di teatro, cinema e televisione, brillante conduttore, nonché sceneggiatore, Fabio Troiano è tra gli attori italiani più amati dal grande pubblico.
Troiano, come si è approcciato al testo?
Quando si analizza e si porta in scena un testo così potente bisogna andarci veramente con molta cautela, nel senso che tutto quello che c’è da dire lo dice già il testo. L’approccio deve essere “stare un po’ dietro”, come faceva Maurizio Costanzo. Quando intervistava qualcuno, stava con la sedia sempre dietro per lasciare spazio a chi intervistava, non voleva essere preponderante rispetto all’intervistato. Con un testo di Gaber bisogna fare così: stare un passo indietro e lasciare che ti guidi e ti porti.
“Il Dio Bambino” è stato scritto nel 1993 ed è ancora molto attuale. Qual è la sua forza?
L’universalità, il trattare un tema senza tempo, cioè l’amore. C’è sempre stato e ci sarà sempre, le dinamiche amorose sono dinamiche universali che non finiranno mai.
Che personaggio è il suo?
È un uomo che fa fatica a placare la sua parte bambinesca, una parte che vuole sempre uscire fuori. Però c’è un momento nella vita in cui è la vita stessa, gli accadimenti, che ti porta a diventare adulto.
Cosa ama del teatro di Gaber?
È un tipo di teatro che mi piace molto. Quello di narrazione è un teatro di sentimenti, di racconto, ed è una dinamica che mi interessa e mi piace esplorare. Anche per questo motivo ho detto sì a questo testo.
Cinema, teatro, televisione. Qual è la dimensione che preferisce?
Il teatro è quello che dà più soddisfazione nell’immediato. Il riscontro è immediato, un’emozione che non può essere replicata. È quello che prova un musicista quando canta una canzone a un concerto: un conto è registrare in studio, un conto è cantare dal vivo, e questo è impagabile.
Tra i numerosi ruoli interpretati, ce n’è uno a cui è rimasto più affezionato?
Sicuramente Angelo, il personaggio che ho interpretato nel film “Dopo mezzanotte” con la regia di Davide Ferrario. Mi è rimasto nel cuore, anche perché mi ha dato la possibilità di fare tutto il resto. Con quel film sono stato candidato al David di Donatello, è stato un volano.
Quali saranno i suoi prossimi progetti?
Terminata la tournée de “Il Dio Bambino”, a fine aprile, ritornerò di nuovo in giro con “Bell’Italia in viaggio”, il programma che conduco per La7. È itinerante e racconta le bellezze d’Italia.
La aspettiamo anche in Abruzzo, allora…
L’Abruzzo è una regione fantastica, mi piace molto. Proprio con “Il Dio Bambino” mi sono esibito a Roseto, un paio di estati fa.