Un po’ diario di viaggio un po’ romanzo Visca e le Ande nel ’78

6 Febbraio 2016

L’artista aquilano ha ritrovato tra le macerie del terremoto fotografie e appunti di quell’avventura appassionata

L’AQUILA. «Ci sono viaggi di artisti – di pittori – in seno alla nostra beneamata e turbinosa Modernità, che davvero hanno, di lì a poco, totalmente cambiato, sovvertito, metamorfosato tutta la loro arte, pittura. (...)Interpretare poeticamente un pezzo di natura per mezzo dei colori... Oh, tutto il tuo libro/viaggio, non è altro che questo». La considerazione del critico letterario Plinio Perilli, autore della postfazione di “Perù, donde se amarra el sol. Viaggio fra arte, storia e natura”, firmato dall'artista Sandro Visca (L'Aquila, 1944) e appena pubblicato per la Fondazione Pescarabruzzo, sintetizza al meglio il valore di questo volume. A mezza via tra diario di viaggio e romanzo, tra memoria e presente, il libro è una ricognizione ragionata e raffinata, com'è proprio del gesto artistico del maestro Visca, di un'esperienza del Perù vissuta nel 1978 dall'autore. «Un viaggio, molto impegnativo con i mezzi dell'epoca, in una terra da cui ero affascinato e che avevo studiato parecchio sotto vari aspetti», racconta Visca, «un'esperienza che allora ha rafforzato il mio lavoro, permettendomi anche di comprendere alcuni meccanismi occidentali, e che oggi invece rappresenta un terapeutico attimo di debolezza dopo il terremoto. Ed è forse proprio questa la vera motivazione che mi ha portato a scriverlo».

Durante il trasferimento dell’archivio e degli apparati bio-bibliografici dalla sua casa di Ripa Fagnano, devastata dal sisma aquilano, al museo d’Arte Moderna Vittoria Colonna di Pescara, è passato tra le mani dell'autore quel diario del 1978, redatto durante un suo appassionante viaggio in Perù. E se quell'archivio, sparso qua e là dopo il terremoto, Visca sta cercando di riunirlo per riorganizzarlo e istituire legalmente un Archivio che desidera lasciare alla collettività, cosa di cui ha già interessato tutte le istituzioni locali, in attesa di riscontro la pubblicazione di questo libro sembra essere una prima pietra in tal senso. «Gli appunti scritti giornalmente su un quaderno a quadretti non sono solo il resoconto dettagliato dell’impresa vissuta tra le Ande e l’Amazzonia, né possono essere considerati una cronistoria nel senso più ampio del termine», scrive Visca in premessa. «Sono qualcosa di diverso. Un panorama di ricordi generato dall’esaltazione della Cordigliera e della giungla, ma anche dai segni della leggendaria storia Inca e da tutta quella gente semplice e povera che ancora oggi costituisce la realtà di quel Paese. Rileggerli mi ha dato la possibilità di riscoprire un’immagine di me stesso molto giovane, impegnato in quella che allora fu un’avventura appassionata e che oggi è motivo di ricordi toccanti, preposti solo a poter superare il momento più difficile della mia esistenza».

Nasce così da un quaderno di appunti e dalle immagini fotografiche recuperati dalle macerie questo «racconto fedele, peregrinante e affascinato» tra le Ande e la foresta amazzonica, un insieme di appunti letterari, nozioni storiche e antropologiche che messe in trama dall'autore e arricchite dei colori inediti e coinvolgenti delle testimonianze fotografiche, consegnano al lettore un reportage che spazia dalla riscoperta della civiltà degli Incas come cultura originale degli indigeni dell’Amazonia all’indagine sociale ispirata dal piglio interpretativo tipico del “Gran Tour” ottocentesco riportato in auge dallo sguardo vigile di un viaggiatore-poeta. «Le impressioni vissute sul territorio peruviano sono riferite solo a quel lontano 1978 e non hanno nessuna attinenza con l’attuale realtà del momento», scrive ancora Visca. «Oggi avverto solo il cruccio di sapere che in quella terra sofferente e difficile, spesso colpita anch’essa da tremendi terremoti distruttivi, ma ancora piena di meraviglie e di misteri, tante cose si sono sbiadite e tante altre si sono del tutto cancellate».

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