«Vedo Inghilterra e Italia in finale Il sangue è sangue: tiferò azzurri»

5 Luglio 2021

PESCaRa. Se, «come penso», la finale degli Europei sarà tra Italia e Inghilterra «il mio cuore si spaccherà, ma sento forte il richiamo del sangue, e il sangue mi porta solo verso gli Azzurri»....

PESCaRa. Se, «come penso», la finale degli Europei sarà tra Italia e Inghilterra «il mio cuore si spaccherà, ma sento forte il richiamo del sangue, e il sangue mi porta solo verso gli Azzurri».
Vincent Riotta è nato a Londra da genitori di Mussomeli, in provincia di Caltanissetta, ed è un attore britannico che sente potentemente la forza delle radici e ben oltre i ruoli cinematografici, che spesso lo hanno visto nella parte del mafioso – uno su tutti Buscetta nel “Capo dei capi” ma in generale «interpretare l’uomo d’onore mi è rimasto attaccato addosso», confessa non proprio felicissimo della cosa – ama il Belpaese profondamente – «Se non devi subire la pesantezza della burocrazia per entrare», dice, «e vieni in Italia da ovunque nel mondo ti chiedi se voi che l’abitate capiate veramente che fortuna sia, che bellezza totale avete» – ed è «onorato, stimolato e strafelice» del Premio Flaiano alla carriera che gli è stato attribuito. «Confesso che non sapevo molto di Ennio Flaiano quando mi hanno comunicato del premio», racconta al Centro mentre, rilassato e in vena di chiacchiere, aspetta all’hotel Villa Maria con gli altri premiati di salire sul palco del D’Annunzio per la cerimonia di consegna. «Così mi sono voluto informare, ho cominciato a leggere e mi sono appassionato: Flaiano è un gigante! Apprezzo il suo humor, che trovo molto british nel suo “cinismo”, e poi le sceneggiature: perfette. E il cinema che ha elevato, Fellini... Splendido. Sono davvero onorato di ricevere un premio che ha il suo nome», osserva parlando sempre in una perfetta lingua italiana che sa declinare in dialetto siciliano, con tanto di movenze tipiche, raccontando piccole storie di famiglia: «Mio padre è emigrato ed è stato bene nel Regno Unito, ci diceva che non voleva che i suoi figli assorbissero o subissero una cultura mafiosa (ho tanto pensato a questo nella mia carriera interpretando mafiosi...)ma ha pagato un prezzo altissimo alla propria identità. Ricordo che siamo venuti a Caltanisetta la prima volta che io avevo 12 anni. Appena scesi dalla macchina in paese ho visto mio padre “più alto”, come se il suo corpo occupasse lo spazio in maniera più ampia, le spalle più dritte, i gesti (che mima alzandosi e pare di vederlo sul set ndr) e lo sguardo e la voce più sicuri, squillanti. Anche mia madre mi parve più “vera”. In Inghilterra erano come in punta di piedi, ospiti, discreti. Qui erano a casa». E “a casa” lui torna spessissimo da decenni «per lavoro e per premi (ride ndr). Ora ho appena finito di girare “Lupo bianco” con Sebastiano Somma». Tanto cinema italiano, «che mi piace molto», e anche tanta televisione, in tutta Europa e negli Usa.
Differenza per un attore tra serie e film? «Molta. Nel girare la serie il personaggio non te lo stacchi più di dosso. Mi viene in mente “Da Vinci’s Demons”: ero il Duca di Urbino, un sanguinario per tutto il giorno e a sera era “difficile” lasciare il ruolo». Il cinema lo ama tutto. «Vorrei lavorare con Tarantino certo, ma anche con Chaplin, nel muto: erano incredibili, parlavano senza parlare. E poi Godard, Kubrick, Visconti, Fellini... E il Western no? Con Ford sarei impazzito. Il fatto è che credo che la creatività sia gioia. Ai miei studenti insegno che la creatività è la chiave per una vita felice». Riotta insegna recitazione in ogni angolo del globo. «Adoro insegnare, lo faccio da 30 anni. Sono felice di condividere subito con i giovani quello che ho magari fatto sul set poche ore prima. Mi è capitato di recente: ho girato un film con Anthony Hopkins, tre giorni insieme e mi ha insegnato tantissimo e la sera io lo insegnavo ai miei studenti. Un flusso felicemente creativo».
Progetti? «Tanti». Sogni? «Voglio fare “Uno sguardo dal ponte”, sa l’opera teatrale di Arthur Miller che Lumet portò sullo schermo? Bene, voglio interpretare Eddie Carbone, l’emigrato che diventa un portuale a New York e vive a Brooklyn... Lo voglio fare proprio e lo farò». Per la gioia degli spettatori.