Velvet Underground mezzo secolo di follie in mostra a Parigi

Alla Cité de la Musique un’eposizione multimediale della band creata da Warhol con film inediti e concerti
di Giuliano Di Tanna
Brian Eno la raccontava così: «Lou Reed mi disse, una volta, che il primo disco dei Velvet Underground vendette solo 30mila copie, ma ognuno di quelli che ne comprò una copia poi mise su una band».
Gruppo di culto ma senza un vero pubblico che non fosse quello delle gallerie d’arte. Erano questo, all’inizio, i Velvet Underground, la band scoperta e prodotta da Andy Warhol (suo è il dipinto della banana sulla copertina del disco d’esordio, “The Velvet Underground and Nico”) di cui Parigi celebra i 50 anni dalla nascita con una grande mostra intitolata “The Velvet Undergriound-New York Extravaganza”. La mostra, nella Cité de la Musique, è stata inaugurata il 2 aprile e resterà aperta fino al 21 agosto.
Annoiato dalla pittura e dal cinema, nel 1965, Warhol decide di tentare l’avventura nella musica rock e così prende sotto la sua ala protettrice una band composta da tre newyorkesi, Lou Reed, cantante, compositore e chitarrista, Sterling Morrison, studente di letteratura e chitarrista, e Maureen Tucker, batterista, e un gallese, John Cale, di formazione classica, sperimentatore con altri eccentrici dell’avanguardia americana come La Monte Young, bassista, tastierista e soprattutto virtuoso della viola elettrica. A questo quartetto Warhol aggiunge come una nota dissonante Nico, una ragazza tedesca, bionda, bellissima, ex modella e attrice (compare in una particina nella “Dolce Vita” di Fellini) che di suo porta la voce baritonale e l’allure da musa inquietante. La prima esibizione della band avviene il 13 gennaio 1966, a una convention di psichiatri, nell’Hotel Delmonico di New York. Pochi mesi dopo, Warhol mette i Velvet Underground al centro di un circo multimediale con venature sadomasochistiche, che chiama The Exploding Plastic Inevitable. Reed, Cale, Morrison, Tucker e Nico suonano e cantano canzoni che sono sketch di vita urbana newyorkese, con riferimenti alla droga e al sesso etero e gay, mentre il pittore-ci. neasta proietta su di loro luci psichedeliche e spezzoni dei suoi film. A fare da corona alla musica e alle immagini, due favoriti della Factory di Warhol, Gerard Malanga ed Edie Sedgwick ballano freneticamente frullando in aria fruste e torce elettriche.
La parte sonora di questo happening finisce nell’album “The Velvet Underground and Nico” registrato nel 1966 ma pubblicato solo un anno dopo, a causa di beghe legate alla foto sul retro della copertina. E’ questo disco (l’unico con Nico) che crea il mito dei Velvet e radica la loro influenza sulla musica rock successiva. La fama di band di culto dei Velvet si diffonde soprattutto fra gli artisti europei. Per fare un esempio, Michelangelo Antonioni voleva loro nella sequenza del concerto in “Blow Up”. Poi dovette accontentarsi degli Yardbirds. La band finisce la sua storia nel settembre 1970, dopo altri tre dischi in studio. Resusciterà solo nel 1993 per una breve tournée europea. Come eredità lascia decine e decine di band che, nell’ultimo mezzo secolo, si sono ispirati alla musica e ai testi dei Velvet Underground, compresi i Roxy Music di Brian Eno.
La mostra di Parigi celebra questa epopea. In una scenografia innovativa, ispirata alla verticalità dei grattacieli di New York e dominata da nero e colori ipersaturati, si susseguono foto e manifesti d'epoca, spezzoni di film underground e videointerviste realizzate appositamente per la mostra, riviste, fanzine e vinili da collezione, e spazi di ascolto a cui ciascun visitatore può agganciarsi con le cuffie fornite all'ingresso.
A scandire lo spazio, una serie di Totem, dedicati ai protagonisti piccoli e grandi di questa epopea. L'esposizione sarà accompagnata da una serie di concerti, show e dibattiti, aperta nel fine settimana del 2 e 3 aprile da due concerti della band new wave newyorchese, Television, e di John Cale. A maggio, invece, un appuntamento speciale sarà dedicato a Warhol e alle sue sperimentazioni cinematografiche, con la proiezione di 15 lungometraggi mai mostrati in pubblico accompagnati dall'esibizione di musicisti che faranno da ponte fra l’epoca d’oro dei Velvet Underground e l’oggi che ne celebra il mito.
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