Verdone: il mio nuovo film è al maschile, basta Mee too

16 Febbraio 2020

SPOLTORE. È un Carlo Verdone in gran forma, “cinico” come il suo nuovo film Si vive una volta sola. O almeno così «lo descriverebbe Ivano», il suo coatto di Viaggi di Nozze. L’attore e regista è...

SPOLTORE. È un Carlo Verdone in gran forma, “cinico” come il suo nuovo film Si vive una volta sola. O almeno così «lo descriverebbe Ivano», il suo coatto di Viaggi di Nozze. L’attore e regista è accolto da un pubblico sorridente e caloroso all’Arca di Spoltore, la multisala pescarese che ha scelto per l'anteprima per l'Abruzzo e Marche del film.
Al suo fianco c’è Rocco Papaleo – protagonista con lui, Anna Foglietta e Max Tortora – ma le domande sono tutte per lui. «A qualcuno è sembrato un film al maschile, in effetti è così», attacca. «Nei miei film bisogna sempre aspettarsi un mix, un po’ d tutto. Però molta vita nei personaggi, un po’ ridi un po’ rifletti, è film al maschile, ma bisogna piantarla con questa ossessione innescata dal movimento Mee too e del politicamente corretto, piantiamola per favore. Di questo passo dovremmo prendere tutti i film di Sordi, Buzzanca e metterli al rogo. Bisogna avere una mentalità più aperta, ci vuole buon senso; peraltro gli uomini fanno la figura dei bambini in questo film, le donne ne escono bene. Il Mee too sta diventato una patologia, una forma di censura, non si sa più come parlare: è un post femminismo che non funziona».
Il titolo Si vive una volta sola viene dall’incoraggiamento di sua madre quando, alla prima del suo debutto in teatro, voleva darsi malato: «Lei invece mi spinse in auto, mi lanciò dentro le cose che mi dovevo portare e mi disse quella frase, da allora mi è rimasta dentro ma ovviamente è un'espressione comune, che diciamo un po' tutti». La storia è incentrata su una serie di burle e beffe atroci («qualcuno lo ha paragonato ad Amici miei, ma sono film diversi») e allora Verdone racconta uno scherzo terribile fatto ai genitori: «Loro erano fuori, io stavo con i miei fratelli e allora ho sistemato la casa come se fossero venuti i ladri e noi fossimo stati rapiti». La madre ebbe un malore! «Chiedo loro scusa ancora adesso che sono in cielo».
A distinguere il nuovo film dal capolavoro di Mario Monicelli soprattutto la seconda parte: «C’è un grande colpo di scena (il male incurabile per il personaggio di Papaleo, anticipato anche dai trailer) che cambia completamente la vicenda, si alternano momenti in cui si ride ad altri di grande malinconia, questa cosa l'ho sempre inserita in tutti i miei film».
Verdone non veniva in Abruzzo per un evento pubblico da 12 anni, e la domanda d’obbligo è se girerebbe un film in questa nostra regione. Papaleo, siccome tutti i giornalisti si rivolgono a Verdone, risponde per primo a modo suo: «Visto che a me non può venire in mente, non me lo faccio venire in mente».
Verdone invece verrebbe se «ci fosse un soggetto giusto: dopo le ferite che ha avuto l’Abruzzo meriterebbe di avere delle troupe che girano qui. Conosco questa terra abbastanza bene, ho avuto degli amici qui e qualcuno c’è l'ho ancora, le sue montagne sono bellissime e purtroppo però hanno creato anche qualche problema».
Come è stato per Papaleo recitare con Verdone? «Lavorare con un'icona porta emozioni indescrivibili, sarebbe facile dire adesso che è eccezionale, ma c'è qualcosa di molto profondo nel lavorare con lui, credo sia l unico a poter vantare una cinematografia così vasta e così completa. Qualche volta faccio un esperimento, leggo i titoli dei suoi 26 film al pubblico e mi rendo conto che ognuno può vedere la sua vita attraverso quel semplice elenco».
E poi sul personaggio di Amedeo, l’anestesista che interpreta: «Lavorare su un personaggio così straordinario non mi era mai capitato, è il migliore che mi sia capitato e ho fatto oltre 60 film. Sono molto ansioso che il film esca e la gente lo possa vedere, non avevo mai avuto a disposizione un personaggio così complesso, quando vedrete il film capirete che non posso dire troppo, è un film fatto di scatole cinesi, già Carlo dice troppo e lo devo rimproverare, è un generoso del c...».
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