Verso il bivacco Bafile fra gli strapiombi

Sul Gran Sasso un punto di appoggio ideale per scalatori
Da tempo desideravo coronare il sogno di raggiungere il bivacco Andrea Bafile e finalmente ce l’ho fatta. Il rosso bivacco si trova nel massiccio del Gran Sasso a quota 2669 m ed è raggiungibile con una ferrata che dallo scorso anno è stata completamente rinnovata. È situato in un luogo impervio su uno spiazzo di circa 50 metri quadrati, circondato da strapiombi meravigliosi sulla Valle dell’Inferno. È un punto di appoggio ideale per scalatori e alpinisti che intendano raggiungere le più “tecniche” vette degli Appennini, quelle dove si arriva per vie prettamente alpinistiche: la vetta centrale del corno Grande, il Torrione Cambi, le bellissime terrazze di roccia lucente che si affacciano sul ghiacciaio del Calderone.
Si parte. Il sentiero inizia dal piazzale di Campo Imperatore a 2130, dove arriva la funivia, e si sale per l’evidente sentiero dietro l’Osservatorio. Dopo alcuni tornanti si va a destra fino a raggiungere la sella di Monte Aquila (2335m) da dove si gode di una visione “celestiale”: l’altopiano di Campo Pericoli contornato dei monti più spettacolari del massiccio. Corno Grande, Intermesoli, Corvo, Malecoste e Pizzo Cefalone ci guardano severi e ci accompagnano.
Al successivo bivio si lascia a sinistra il sentiero per la via normale della vetta del Corno Grande e si risale la cresta in direzione Monte Aquila, dalla quale ci si distacca per raggiungere, dopo circa un’ora, la sella del Corno Grande. Su ghiaia ripidamente si arriva fino ad un grosso masso, il cosiddetto “sassone”. A questo punto si prende a destra per il bivacco Bafile: indossiamo dunque l’imbrago e colleghiamo il kit da ferrata, calziamo caschetto e guanti e via. Alcuni tratti di ferrata sono semplici e le funi di acciaio fungono da “appoggio”, altri , invece, molto esposti vanno affrontati con cautela allacciando la “longe” alle funi di acciaio.
Dopo aver attraversato due canali spettacolari e aver risalito con attenzione un tratto ripido di roccia solida, si arriva ad una cengia. Il tratto è molto esposto e ci porta a scendere, con una scala e un tratto attrezzato, su un bellissimo ghiaione che spesso è coperto di neve fino a fine luglio. Ora possiamo goderci la visione dell’ambiente che stiamo attraversando: su di noi svettano pinnacoli di roccia straordinari che cambiano colore con le ore del giorno, sotto di noi i valloni e più in là l’Abruzzo intero.
Intanto il bivacco si lascia vedere e, dopo aver incontrato la via alpinistica che risale alla forchetta del Calderone, comincia l’ultima ripida salita dove possiamo aiutarci con le corde d’acciaio dell’ultimo tratto attrezzato. In breve siamo al traguardo: un terrazzo stupendo con il piccolo bivacco rosso. Arrivata lassù mi sentivo come se avessi scalato la vetta più alta della mia vita, tanta era l’emozione di essere in quell’ambiente roccioso, imponente, vertiginoso e “dolomitico”. Era una giornata tersa e le vette dell’Abruzzo si contavano ad una ad una.
Tornando indietro, volavo sulle funi di acciaio, le scale, la roccia solida e il sassone, dove l’imbrago torna nello zaino e il sogno di risalire nel cassetto che riaprirò la prossima estate.
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