Vita e avventure di un esploratore del Rinascimento

25 Settembre 2023

De Marchi fu stratega al servizio di Margherita d’Austria, esperto di ingegneria militare e di arte

L’AQUILA. “Quand’io fui sopra la sommità, mirand’all’intorno, pareva che io fussi in aria”. Sono le parole con cui descrive la sua ascesa sul Gran Sasso Francesco De Marchi, nato a Bologna nel 1504 e morto all'Aquila nel 1576, all’età di 72 anni, quaranta dei quali passati al servizio dei Medici, dei Farnese e di Margherita d'Austria. Eclettico, esperto di strategia e ingegneria militare e di arte antica, viaggiò in Europa settentrionale e nel Mediterraneo ed ebbe frequentazioni eccellenti, tra cui Michelangelo, Bramante, Raffaello.
Quando sale sul Corno Grande, il 19 agosto del 1573, ha 69 anni, è quasi alla fine della sua vita. Ma quando per la prima volta vide ergersi la montagna, ne aveva solo 37. Una vita è passata tra quel suo primo sguardo verso il cielo e il realizzarsi del sogno, nel momento in cui, ormai anziano, affronta la Vetta occidentale del Gran Sasso con lo spirito dell’Uomo del Rinascimento. «Il detto Monte era trenta du'anni che io desiderava di montarci sopra». Lo accompagnano Diomede dell'Aquila, Cesare Schiafinato di Milano e tre «cacciatori di camocce» di Assergi, «Sercio», che gli fanno da guida e da portatori, Francesco Di Domenico, Simone e Giovanpietro Di Giulio. Con loro raggiunge in cinque ore e un quarto la vetta del «monte che è detto Corno». E il giorno dopo, esaltato dall’esperienza, esplora vicino ad Assergi anche la Grotta a Male, giù giù fino al laghetto ora chiamato De Marchi, «delli luoghi che con la panza per terra bisogna passare».
Di tutto, scrive un resoconto vivido e dettagliato, raccontando la scalata e l’esplorazione così come le vive, pieno di stupore e meraviglia.
Precursore dell'alpinismo moderno, prima dell’impresa abruzzese aveva compiuto altre conquiste, come l'immersione nel 1535 nel Lago di Nemi, effettuata con l’ausilio di uno scafandro rudimentale alla ricerca delle enormi navi dell'Imperatore Caligola, effettivamente presenti nelle acque del lago. Fu la prima esplorazione speleologica mai compiuta sul territorio italiano e, forse, nel mondo.
Tre anni dopo quella scalata del «Corno Monte», nel 1576 Francesco De Marchi muore all'Aquila e sarà sepolto a Piazza Palazzo, nella demolita chiesa di San Francesco. (s.d.n.)