Von Trotta: ecco la mia Bachmann un’artista enigmatica e complicata

BERLINO. «È molto difficile rendere giustizia in un film a una donna e artista così versatile, complicata e enigmatica come Ingeborg Bachmann. Ecco perché mi limito a soli sei anni della sua vita: i...
BERLINO. «È molto difficile rendere giustizia in un film a una donna e artista così versatile, complicata e enigmatica come Ingeborg Bachmann. Ecco perché mi limito a soli sei anni della sua vita: i quattro trascorsi con Max Frisch e i due anni successivi, quando soffrì della loro separazione e fu in grado di “guarire” attraverso un viaggio nel deserto con un uomo più giovane».
Così la regista Margarethe von Trotta sintetizza oggi a Berlino il suo film in concorso alla 73/a edizione del festival, che ha appunto come principale protagonista la fine di una storia d'amore, quella tra l’austriaca Ingeborg Bachmann (Vicky Krieps) poetessa, scrittrice, giornalista e femminista ante litteram e Max Frisch (Ronald Zehrfeld) noto scrittore e architetto svizzero-tedesco. Un uomo del tutto tradizionale. «A mio avviso la Bachmann con Max Frisch», dice la regista, «fece il tentativo di vivere con grande impegno una storia d'amore. Era comunque una donna molto consapevole del suo valore, ma sapeva anche che negli anni '50 e '60 era difficile per le donne affermarsi ed essere prese troppo sul serio».
Da una parte, in questo film dai toni melò, c'è il loro amore appassionato e, dall'altra, l'attrito professionale e la gelosia di Frisch, che fa da contraltare alla libertà anche sessuale di lei. Quando Ingeborg dovrà elaborare il lutto di questo amore, vissuto tra Berlino, Zurigo e Roma, si troverà però accanto amici come Hans Werner Henze e il giovane Adolf Opel. Con quest'ultimo, giornalista e letterato viennese, viaggerà nel deserto, un viaggio salvifico che la riporterà a se stessa e soprattutto alla sua scrittura.
«Il film inizia con una scena di notte, nella quale Bachmann ha un incubo e viene poi umiliata da Max Frisch, e finisce invece con una scena di una luminosità abbagliante, mentre la donna lascia il deserto. Questi i due estremi che appaiono in diverse varianti durante il film. Dalla felicità apparente all'infelicità, dalla depressione e dalla debolezza alla ripresa del piacere della vita stessa. Anche la luce cambierà, ancora e ancora, insieme ai luoghi in cui vive Ingeborg Bachmann». Ad esempio proprio a Roma (città preferita di Ingeborg Bachmann, dove visse prima di incontrare Max Frisch), la poetessa camminerà per le strade soleggiate, si rilasserà nei caffè e incontrerà Ungaretti, che lei aveva tradotto in tedesco. Un destino che legherà Bachmann a questa città fino alla fine. La sera del 26 settembre 1973, nella sua casa di via Giulia, la poetessa infatti incendiò accidentalmente la sua vestaglia durante un attacco di torpore, forse indotto dai barbiturici. Portata all'ospedale Sant'Eugenio subì danni renali cui fece seguito un'intossicazione ematica che la portarono alla morte il 17 ottobre.