Zerocalcare incontra i fan oggi ad Avezzano

Il fumettista ospite della libreria Mondadori: «Non mi pongo il problema di trasmettere valori positivi»
AVEZZANO. Il fumettista Michele Rech, da tutti conosciuto come Zerocalcare, sarà, oggi a partire dalle 16, nel nuovo bookstore della Mondadori ad Avezzano per presentare i suoi disegni, le sue opere e per farsi conoscere dal pubblico marsicano. Il fumettista, 35 anni,aretino, si intratterrà con i suoi fan e firmerà le copie delle sue raccolte.
Vincitore di numerosi premi, tra cui il Lucca Comics nel 2011, l’artista originario di Arezzo è cresciuto nel tempo anche grazie al suo zerocalcare.it, un blog a fumetti in cui pubblica brevi racconti a sfondo autobiografico. Grazie al suo blog nel settembre del 2012 ha vinto il premio Macchianera Award 2012 come “Miglior disegnatore vignettista”.
I suoi fumetti, spesso a sfondo sociale, sono venduti e apprezzati in tutta Italia.
«Si tratta di un evento da non perdere per gli amanti del fumetto e non», dice la titolare della libreria, Ornella Gemini, è un successo, il suo, che cresce di anno in anno. Per Zerocalcare, per la prima volta ospite di Avezzano, abbiamo ricevuto telefonate dall'Aquila, da Teramo e da altri posti. Il genere graphic novel, molto richiesto dai nostri clienti, viene reso da Zerocalcare ancora più accattivante dall'ironia pungente, lettura critica della realtà, una grande sensibilità verso il sociale».
In un’intervista rilasciata, nel maggio scorso, a Chiara Servegnini di 7, il settimanale del Corriere della Sera, alla domanda «Pensi mai al fatto che ora sono i tuoi fumetti a trasmettere degli ideali?», Zerocalcare ha risposto così: «Non penso di avere tanta importanza! (ride, ndr) Non mi pongo il problema di trasmettere valori positivi, ma cerco di non alimentare una cultura che mi fa schifo. Non ho la pretesa di cambiare le cose in meglio, ma cerco di non fare danni».
E alla domanda, «È inevitabile che ti legga anche chi non la pensa come te. Come lo vivi?», ha replicato in questo modo: «All’inizio il fatto che persone con uno stile di vita diverso dal mio si riconoscessero nelle storie della mia riserva indiana mi faceva stranissimo. Ero abituato a sentirmi parte della marginalità. Poi, però, ho capito che, come dicevamo prima, dopo la scuola abbiamo visto tutti gli stessi cartoni, che mangiamo le stesse merendine e che abbiamo vissuto un sacco di esperienze simili. Quindi è normale che, nonostante tutto, ci sia qualcosa che ci accomuni».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.