È morto Carapezza, salvò molte opere d’arte a rischio dopo il terremoto dell’Aquila

27 Ottobre 2022

PALERMO. Alla tutela dei beni culturali e all’eredità artistica di Renato Guttuso, che lo aveva adottato poco prima di morire, Fabio Carapezza aveva dedicato la missione di una vita. Una lunga...

PALERMO. Alla tutela dei beni culturali e all’eredità artistica di Renato Guttuso, che lo aveva adottato poco prima di morire, Fabio Carapezza aveva dedicato la missione di una vita. Una lunga malattia lo aveva poi messo a dura prova e ora lo ha stroncato. Carapezza è morto a 68 anni a Roma dove viveva.
Come dirigente del ministero dell’Interno aveva raggiunto il grado di prefetto, ma, in coerenza con i suoi interessi, era stato assegnato al ministero dei Beni culturali per il quale si era dedicato al lavoro di pronto intervento e di salvataggio delle opere d’arte in occasione di terremoti e calamità naturali. Sua l'idea di mettere a punto un piano d'azione per la messa in sicurezza di beni culturali come gli Uffizi di Firenze danneggiati dall'attentato mafioso del 1993. Carapezza aveva anche curato gli interventi al tetto della basilica di San Francesco di Assisi e ai beni artistici monumentali di Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo, L’Aquila e le sue meraviglie in testa, danneggiati dai terremoti. Da quelle esperienze ricavò un metodo di salvaguardia con la creazione di «caschi blu» della cultura attraverso il coinvolgimento di vigili del fuoco, esperti, archeologi, storici dell’arte, bibliotecari, archivisti. L'impegno per la tutela dei beni culturali lo aveva indotto ad assumere nel 2012 l'incarico di commissario del teatro Massimo di Palermo.
Ora l'ex sindaco Leoluca Orlando ricorda l'importanza del suo lavoro che portò fuori dall'emergenza uno dei più importanti teatri lirici italiani. Una parte significativa dell’impegno di Carapezza è stata rivolta alla cura e alla valorizzazione del patrimonio artistico lasciato da Guttuso. Molte opere dell’artista sono state donate al museo di Villa Cattolica a Bagheria dove Guttuso è sepolto in una tomba realizzata dal suo amico Giacomo Manzù. Carapezza ha curato non solo il trasferimento delle opere, ma anche motre, l’ultima in occasione della riapertura della villa. Guttuso decise di adottare Fabio Carapezza, figlio di uno scienziato siciliano, dopo la morte della moglie Mimise Dotti. E lo nominò suo erede universale. L’adozione, con tutti i suoi risvolti, diede origine a una contrapposizione con i nipoti di Dotti e con Marta Marzotto che rivendicava parte dell’eredità dell'artista. Una lunga vicenda giudiziaria conclusa il 16 aprile 2002 in Cassazione con una sentenza che ha riconosciuto Carapezza unico erede legittimo di Guttuso.