De Cecco acquista tre stabilimenti in Russia

Il presidente Filippo Antonio: siamo terzi nel mondo, è il punto più alto della nostra storia
PESCARA. Il cavaliere Filippo Antonio De Cecco è entusiasta. La De Cecco ha concluso l'operazione da 40 milioni di euro che l'ha portata ad acquistare tre stabilimenti e un'azienda di servizi in Russia diventando il terzo produttore mondiale di pasta nel mondo. «E' una bella sfida, un passo importante nel mercato globale», dice soddisfatto il presidente del gruppo alimentare abruzzese, «la De Cecco ora è sul punto più alto della sua storia». Si parte da un milione di quintali di pasta in più e da un piano d'investimenti di ulteriori 30milioni di euro.
Presidente, dopo il mercato dell'Ovest con l'America, la De Cecco punta sull'Est: perché questa scelta?
«È una scelta strategica, andiamo per la prima volta in una parte del mondo dove il mercato della pasta è in pratica tutto da scoprire. D'altra parte la De Cecco già esporta all'estero il 45 per cento, circa 15milioni di quintali, della sua produzione e gli indicatori economici della Russia sono tutti positivi. Parliamo di una nazione che ha 300milioni di abitanti, con un notevole sviluppo, risorse importanti, di un Paese destinato a crescere e che attualmente consuma 9 milioni di quintali di pasta, il quarto nel mondo dopo l'Italia, l'America e il Brasile. In questo momento restare a guardare sarebbe stato un errore. Noi vogliamo misurarci con il mercato globale mondiale da 120milioni di quintali di pasta, questa è la nostra sfida».
E l'Abruzzo, il mercato italiano?
«L'Abruzzo è e resta la nostra base produttiva, è da qui che esportiamo e continueremo ad esportare anche in Russia i nostri prodotti, effettuando adeguati investimenti tecnologici sia a Fara San Martino che e Ortona e investendo personale, una sessantina di posti, entro il 2012. L'Italia? Il mercato italiano costituisce il nostro fulcro, ma ormai è saturo, nel senso che i suoi spazi sono ben delineati e grossi margini non ci sono. Lo seguiremo sempre con grande attenzione».
Torniamo all'operazione in Russia: grazie ad essa la pasta prodotta in Abruzzo sarà venduta, ad esempio, in Siberia?
«Certo, non solo lassù, in Siberia, ma fino alle regioni asiatiche più lontane del Pacifico. La Russia è un fantastico mercato aperto, lì hanno un tipo di pasta diverso dalla nostra, dal taglio molto commerciale e che viene impiegata soprattutto per preparare pastine e zuppe. Le aziende che abbiamo comprato producono circa 1 milione di quintali di pasta, circa il 10 per cento della quota di mercato interno, e poi hanno una struttura commerciale che a noi interessa per i prodotti De Cecco. Sono infatti due le strategie: entrare nella fascia medio-bassa del mercato russo e inserirsi allo stesso tempo sfruttando la loro rete commerciale per vendere pasta, olio e sughi».
Ai russi piace l'olio abruzzese?
«Se piace? I russi l'anno scorso hanno consumato 9 milioni di quintali di pasta e comprato da noi la bellezza di 10mila quintali di olio extra vergine. Quando me l'hanno detto non ci credevo. E questo dà un'idea della potenzialità di questo mercato».
Semmai lì può esserci un problema di cultura sul taglio del prodotto: lei ha detto che i russi consumano soprattutto prodotti medio-bassi mentre la De Cecco offre un prodotto che può essere definito elitario per quel Paese.
«Beh, questo fa parte della sfida. Di certo non l'avremmo raccolta se non avessimo avuto risultati confortanti e se non ci fossero i grandi numeri del mercato. È vero, il problema è culturale-alimentare. La nostra idea è di sostenere la nostra operazione con campagne di promozione rivolte alla fascia alta dei consumatori, mirate ad esempio su ristoranti di livello, diffondere la tradizione della cucina italiana. A proposito, vuole sapere qual è la difficoltà più grande che ho trovato in Russia? La lingua, non si capisce nulla. Penso che dovremo attivare dei corsi di lingua per i nostri dirigenti».
Con l'"Operazione Russia" date una mano anche all'export dell'Abruzzo.
«Noi esportiamo merce con i container, dai nostri stabilimenti partiranno gli autoreni diretti in Russia».
Può essere l'occasione per caldeggiare il ripristino dei collegamenti aerei con la Russia, come quando lei dirigeva la Saga, la società dell'aeroporto d'Abruzzo.
«Aerei? Per trasportare la pasta non sono ancora covenienti, malgrado il costo dei voli sia notevolmente sceso».
Presidente, dopo il mercato dell'Ovest con l'America, la De Cecco punta sull'Est: perché questa scelta?
«È una scelta strategica, andiamo per la prima volta in una parte del mondo dove il mercato della pasta è in pratica tutto da scoprire. D'altra parte la De Cecco già esporta all'estero il 45 per cento, circa 15milioni di quintali, della sua produzione e gli indicatori economici della Russia sono tutti positivi. Parliamo di una nazione che ha 300milioni di abitanti, con un notevole sviluppo, risorse importanti, di un Paese destinato a crescere e che attualmente consuma 9 milioni di quintali di pasta, il quarto nel mondo dopo l'Italia, l'America e il Brasile. In questo momento restare a guardare sarebbe stato un errore. Noi vogliamo misurarci con il mercato globale mondiale da 120milioni di quintali di pasta, questa è la nostra sfida».
E l'Abruzzo, il mercato italiano?
«L'Abruzzo è e resta la nostra base produttiva, è da qui che esportiamo e continueremo ad esportare anche in Russia i nostri prodotti, effettuando adeguati investimenti tecnologici sia a Fara San Martino che e Ortona e investendo personale, una sessantina di posti, entro il 2012. L'Italia? Il mercato italiano costituisce il nostro fulcro, ma ormai è saturo, nel senso che i suoi spazi sono ben delineati e grossi margini non ci sono. Lo seguiremo sempre con grande attenzione».
Torniamo all'operazione in Russia: grazie ad essa la pasta prodotta in Abruzzo sarà venduta, ad esempio, in Siberia?
«Certo, non solo lassù, in Siberia, ma fino alle regioni asiatiche più lontane del Pacifico. La Russia è un fantastico mercato aperto, lì hanno un tipo di pasta diverso dalla nostra, dal taglio molto commerciale e che viene impiegata soprattutto per preparare pastine e zuppe. Le aziende che abbiamo comprato producono circa 1 milione di quintali di pasta, circa il 10 per cento della quota di mercato interno, e poi hanno una struttura commerciale che a noi interessa per i prodotti De Cecco. Sono infatti due le strategie: entrare nella fascia medio-bassa del mercato russo e inserirsi allo stesso tempo sfruttando la loro rete commerciale per vendere pasta, olio e sughi».
Ai russi piace l'olio abruzzese?
«Se piace? I russi l'anno scorso hanno consumato 9 milioni di quintali di pasta e comprato da noi la bellezza di 10mila quintali di olio extra vergine. Quando me l'hanno detto non ci credevo. E questo dà un'idea della potenzialità di questo mercato».
Semmai lì può esserci un problema di cultura sul taglio del prodotto: lei ha detto che i russi consumano soprattutto prodotti medio-bassi mentre la De Cecco offre un prodotto che può essere definito elitario per quel Paese.
«Beh, questo fa parte della sfida. Di certo non l'avremmo raccolta se non avessimo avuto risultati confortanti e se non ci fossero i grandi numeri del mercato. È vero, il problema è culturale-alimentare. La nostra idea è di sostenere la nostra operazione con campagne di promozione rivolte alla fascia alta dei consumatori, mirate ad esempio su ristoranti di livello, diffondere la tradizione della cucina italiana. A proposito, vuole sapere qual è la difficoltà più grande che ho trovato in Russia? La lingua, non si capisce nulla. Penso che dovremo attivare dei corsi di lingua per i nostri dirigenti».
Con l'"Operazione Russia" date una mano anche all'export dell'Abruzzo.
«Noi esportiamo merce con i container, dai nostri stabilimenti partiranno gli autoreni diretti in Russia».
Può essere l'occasione per caldeggiare il ripristino dei collegamenti aerei con la Russia, come quando lei dirigeva la Saga, la società dell'aeroporto d'Abruzzo.
«Aerei? Per trasportare la pasta non sono ancora covenienti, malgrado il costo dei voli sia notevolmente sceso».
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