Intervista a Chicco Testa, paladino del nucleare: «Oggi la sinistra è estremista»

7 Novembre 2026

L’ex deputato Pci a Pescara: «Non possiamo rinunciarci. Serve meno ideologia»

PESCARA

Chicco Testa, fondatore di Legambiente, ex parlamentare comunista e oggi alfiere del ritorno del nucleare. Non c’è alcuna contraddizione?

«Non c’è vergogna nel cambiare idea. E poi io non ero comunista».

Ah no?

«No, no. Sono stato iscritto al Pci, che è diverso».

“Siamo stati iscritti al Pci” è anche il titolo del libro che ha scritto insieme a Claudio Velardi.

«Il comunismo è stato tante cose. Noi eravamo berlingueriani».

Crede sia così diverso?

«Berlinguer è l’uomo che nel 1972-73 propose il compromesso storico. Sa cosa direbbero di lui oggi?».

Cosa?

«“Opportunista, opportunista! Volevi fare l’inciucio!”».

Erano tempi diversi.

«La realtà è che Berlinguer era consapevole di cosa servisse a questo Paese per cambiare in meglio: una convergenza tra le varie forze politiche».

La versione di Chicco Testa. Nella sua vita l’ex deputato del Pci è stato tante cose. L’ambiente e la politica sono il filo che le tiene insieme. Lo incontriamo all’Aurum di Pescara, dove partecipa come relatore all’evento sul “nuovo” nucleare organizzato da Confindustria Abruzzo Medio-Adriatico con la collaborazione di Proger (di cui è vicepresidente). Tra una sigaretta e l’altra, Testa riflette sulla sinistra di oggi e i problemi che non riesce ad affrontare. Su tutti, la questione energetica.

Testa, quand’è che lei ha cambiato idea sul nucleare?

«Negli anni ’90, quando si è cominciato a parlare di emergenza climatica».

La sinistra ecologista è sempre stata contraria al nucleare.

«Sulla spinta dei verdi tedeschi. Sono stati i primi a nascere: il movimento ambientalista europeo si è adeguato alle loro posizioni».

Chicco Testa compreso.

«Anche noi ambientalisti italiani ci siamo infilati in quel flusso».

Fu sbagliato?

«Oggi ovviamente lo considero un errore».

Adesso ritiene il nucleare una necessità.

«Non ho problemi a dire che ho cambiato idea: ho scritto due libri per spiegarne le ragioni».

La coerenza in politica non è un valore?

«Al contrario, è una delle più grandi ipocrisie. La coerenza è la giustificazione dell’ignavia».

Frase solenne.

«La scriva (sorride, ndr)! Comunque, preferisco la citazione di Keynes».

Quale?

«Quando i fatti cambiano, io cambio le mie idee».

Cosa è cambiato dal referendum dell’87?

«Tre cose fondamentali».

La prima?

«Oggi c’è un problema che prima non avevamo: l’emergenza climatica e quindi il problema delle fonti energetiche non decarbonizzate».

È finita l’era dei fossili?

«Il nucleare è la fonte in grado di produrre, e di gran lunga, più energia con zero emissioni. Come facciamo a rinunciarci e ad abbattere le emissioni allo stesso tempo?».

Il secondo punto?

«La sicurezza dei reattori è aumentata in maniera considerevole».

Si può promettere: mai più un’altra Chernobyl?

«Di più: neanche gli incidenti di Fukushima e Three Mile Island oggi sarebbero tecnicamente possibili».

Perché?

«Prendiamo Chernobyl: l’incidente è avvenuto perché un uomo ha tentato di forzare il reattore a fare determinate cose».

Oggi potrebbe farlo?

«Il sistema di sicurezza glielo impedirebbe».

Manca il terzo cambiamento epocale.

«La quantità enorme di energia, soprattutto elettrica, di cui il mondo ha bisogno».

Non crede alle rinnovabili?

«Ho fondato una società, di cui sono ancora presidente, con cui abbiamo prodotto 70 Megawatt da fotovoltaico. Ma non basta: le rinnovabili hanno dei limiti intrinseci».

Al nucleare, dice, non c’è alternativa.

«Se vogliamo tutti i climatizzatori a casa, le pompe di calore, le auto elettriche e l’energia per i data center, che serviranno sempre di più, direi che no, non ne possiamo fare a meno».

Allora perché la sinistra è contraria?

«Perché è conservatrice, e non solo in questo campo. Anzi, diciamo che è velleitaria».

Velleitaria?

«Manca uno sguardo complessivo sulla società».

Perché ne è così convinto?

«Mi dica cosa contraddistingue la sinistra di oggi».

Il politico è lei.

«Solo una maggiore richiesta di spesa pubblica. Nessuno però spiega dove prenderebbero i soldi».

Crede che sia solo questo a tenere insieme il centrosinistra?

«Direi che l’unico punto che hanno in comune è voler mandare a casa Meloni. E va bene, ne prendo atto».

Cosa pensa di Meloni?

«Che aveva lo spazio politico per essere una statista e invece ha commesso degli errori tremendi».

Quali errori?

«Avrebbe potuto cercare di coinvolgere il resto del Paese su alcune delle priorità strategiche che, come Italia, dobbiamo affrontare: la sicurezza energetica, la politica internazionale, la sicurezza dell’Europa».

E invece cos’ha fatto?

«Ha avuto atteggiamenti molto partigiani che non l’hanno aiutata».

Alla premier rimprovera la stessa cosa che rimprovera alla sinistra: la rigidità ideologica.

«Per questo le facevo l’esempio di Berlinguer. Oggi la sinistra è diventata ideologica, estremista».

Sul nucleare?

«Su tutto. Un po’ estremista, un po’ populista».

Chi sarebbero i populisti?

«I 5 Stelle sono portatori di quella cultura lì, non di una cultura di sinistra».

C’è qualcuno che le piace in politica oggi?

«Poca roba».

Chi voterà alle primarie?

«Non penso che voterò».

E tra Conte e Schlein?

«Mi sento di condividere molte cose con l’area riformista del Pd, ma credo che non avranno un candidato...».

E se la scelta fosse solo tra Conte e Schlein?

«Sarebbe come scegliere tra la padella e la brace».

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