L’altalena di benzina e gasolio fa impazzire gli automobilisti

L’Eni torna a “tagliare” due centesimi al litro (da 2,21 a 2,19). Altre compagnie si adeguano. Gli aumenti si attestano sul +19,5% rispetto a un anno fa, ricadute pesanti su imprese e famiglie
L’AQUILA. È una guerra dei prezzi. Mentre continua l’emergenza legata al costo dei carburanti – gasolio, benzina e metano – il governo pensa alle prossime mosse e torna a valutare le accise mobili. Intanto, ieri Eni ha “tagliato” ancora il prezzo del gasolio consigliato ai distributori. Con una riduzione di 2 centesimi, il listino scende da 2,21 a 2,19 euro al litro. Non un regalo, sia chiaro. Il tetto ufficiale al prezzo, tuttavia, come segnalato dalla compagnia, resta a 2,25 euro. I prezzi di diesel e benzina, nella giornata di ieri, risultavano in lieve calo con la concorrenza che deve scegliere se adeguarsi e far scendere il prezzo o restare sui livelli degli ultimi giorni. In base agli ultimi dati del Minit, il ministero delle Imprese e del Made in Italy, il prezzo medio dei carburanti in modalità self service lungo la rete stradale nazionale è di 2,035 euro al litro per la benzina e di 2,258 euro per il gasolio.
Sulle autostrade, invece, il prezzo medio self service è di 2,046 euro al litro per la benzina e di 2,281 euro per il gasolio. La trattativa in atto con i raffinatori, ovvero le società che gestiscono le 13 raffinerie italiane (Innovhub, Iplom, Q8, Ludoil, Saras, Alma Petroli, Eni, Gruppo Api e Sonatrach) e la solo associazione di categoria, l’Unem, è volta ad aumentare la produzione d benzina e di gasolio per abbassare i prezzi: questa la richiesta formulata, nell’ultimo incontro, dal governo. Dai raffinatori nessuna certezza: solo l'impegno ad un aumento della produttività legato, tuttavia, ad un cambiamento delle specifiche dei carburanti a livello europeo. Secondo i raffinatori italiani, con queste modifiche la produzione nazionale potrebbe aumentare di 1-1,5 milioni di tonnellate l’anno, quella europea complessivamente di 15 milioni di tonnellate, tagliando l’import di un 15%.
Il problema del prezzo della benzina e del gasolio, cresciuto in modo esponenziale negli ultimi mesi, rappresenta una delle maggiori emergenze per famiglie e imprese. Tra le ipotesi al vaglio del governo contro il caro-carburanti c’è anche il ricorso alle accise mobili. A metà settembre la premier Giorgia Meloni si era impegnata a proseguire gli sconti fiscali dal 6 ottobre, con questo meccanismo. Ma il provvedimento non è mai arrivato. Ieri il vice ministro Maurizio Leo ha spiegato che «l’ipotesi non è abbandonata», ma sulla questione c’è massima prudenza, soprattutto perché è in ballo la tenuta dei conti dello Stato. Un dato è certo: il caro carburanti sta costando a famiglie e imprese il 19,5% in più di un anno fa. A parità di consumi rispetto al 2025, quest’anno l’aumento del prezzo di gasolio e benzina potrebbe ricadere sulle tasche dei cittadini per oltre 1,1 miliardo di euro in più ogni mese, pari a 13,6 miliardi di euro nell'intero anno.
È quanto emerge dal report dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, che sottolinea come «le misure adottate dal governo non siano riuscite a compensare gli aumenti. Pur avendo stanziato oltre 2,35 miliardi di euro per contenere il prezzo alla pompa di benzina e gasolio, l'impatto dei rincari continua ad essere di gran lunga superiore». Tra i settori più colpiti, quelli del trasporto e della logistica: con il gasolio stabilmente sopra i 2 euro al litro, i costi operativi dei camionisti e delle flotte aziendali sono impennati, facendo salire il prezzo per un pieno di gasolio di oltre 31 euro rispetto ai periodi precedenti, con un aumento del 36% negli ultimi sette mesi e aggravi fino a 8mila euro in più l’anno per ogni singolo mezzo. La benzina è, invece, aumentata del 29%. La Cgia lancia l’allarme, soprattutto, per le piccole imprese che operano nel settore del trasporto. Il credito d’imposta previsto per il gasolio, infatti, non riguarda tutti gli operatori: sono esclusi alcuni mezzi sotto le 7,5 tonnellate. Circa il 40% delle imprese italiane di autotrasporto è sotto questa soglia. Stando allo studio della Cgia, il caro carburanti coinvolge complessivamente 303.814 attività in Italia che fanno fatica a mantenere il passo: 203.742 agenti di commercio, 68.482 imprese di autotrasporto e 31.590 tassisti e operatori Ncc.
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