13 maggio

Oggi, ma nel 1945, a Palermo, alle 23, Girolamo Lo Verso, di 30 anni, medico, assassinava la moglie Sofia Molatto, di 33, maestra elementare, avvelenandola con la dose letale, che seguiva quelle già somministrate da 24 giorni, di sublimato di mercurio, per amore della religiosa "svestita" Filomena Salzillo, l’ex suora delle Figlie della carità “Elena da Marcianise”. Il dottore, nel suo certificato, attribuiva il decesso della consorte a "tossicosi gravidica e uricemia". Sostanzialmente la vittima, già madre di due creature, che era in attesa di un bambino, aveva abortito naturalmente e l’uccisore s’era appigliato a quell’accadimento. Nonostante l'intervento di vari specialisti. La Salzillo e Lo Verso s’erano conosciuti nell’ospedale civico del capoluogo siciliano, detto “della Filiciuzza”, quando lei prestava servizio ancora come conversa.
Il femminicidio ante litteram destava enorme clamore. Il relativo iter processuale ancora di più. Con pezzi sui giornali che copriranno le tappe giudiziarie che punteranno molto sulla scarsa avvenenza della Salzillo a discapito della bellezza della Molatto, anche ricorrendo ad una comparazione che in futuro sarà impensabile su un quotidiano (nella foto, particolare, il pezzo della "Stampa" di Torino del 16 novembre 1948 con titolo e catenaccio che non forniranno scampo ad interpretazioni). Il 17 novembre 1945 Lo Verso tenterà anche il suicidio, senza tuttavia riuscire a porre fine alla propria esistenza. Il 22 gennaio 1949, in primo grado, verrà condannato all’ergastolo. E la pena del carcere a vita, dopo l’appello, il 14 maggio 1952, e il passaggio in Corte di cassazione, il 30 gennaio 1954, verrà confermata.
Anche se l’uxoricida continuerà sempre a ritenersi innocente e a sostenere che la brutta fine della moglie sia stata determinata dallo scambio involontario di boccette della sostanza venefica. Avanzerà la richiesta di grazia, ma gli verrà negata. E il 7 ottobre 1965, nel penitenziario di Messina, verrà stroncato da infarto a 51 anni. Della triste vicenda, che entrerà nell'annuario della cronaca nera del Belpaese, tratterà anche il volume di Alessandro Riva e Lorenzo Viganò intitolato "365 delitti. Uno al giorno", che sarà edito da Baldini & Castoldi, di Milano, nel 1998.