I bambini fateli innamorare della musica

Sarà la musica che gira intorno, quella che ha futuro, parafrasando Fossati, e ti entra nella mente. Che ti fa sentire parte di un effluvio di note, ti fa arrampicare con agilità su un pentagramma, come fossi una semicroma qualsiasi. La musica che guarda al futuro rappa, dissa, droppa. Oppure segue una linea melodica classica, asseconda il genio di Beethoven o di Prokofiev, accarezza l’estro di Mozart, si rifugia negli anfratti lirici di Pavarotti e Bocelli. I ricordi d’infanzia, invece, sbattono contro una metodologia di studio anacronistica e refrattaria. La scoperta della musica attraverso un flauto dolce, come avveniva ai miei tempi, era esattamente ciò che allontanava dai piaceri delle sette note. Aveva quell’effetto repellente verso una materia che dovrebbe essere la più amata.
Come invertire il trend? Il maestro Enrico Melozzi ci prova con una presenza capillare nelle scuole materne ed elementari abruzzesi. Lo fa regalando emozioni con empatia, guidato da un ciuffo ribelle e da un grande talento. La scuola, su questo, è in ritardo e anche se le classi musicali sono un passo avanti a livello di medie inferiori, tra i più piccoli succede poco o niente. La buona volontà dei singoli insegnanti avvicina i bambini alla musica attraverso la body percussion – il ritmo alimentato dai movimenti del corpo – e da qualche tentativo di costruire cori in classe.
Oggi, però, si apre un pertugio: basta tendere l’orecchio e si sente già l’eco di quella musica che gira intorno e che, nelle intenzioni dell’autore, voleva abbattere il muro dei pregiudizi e del conformismo. Ecco, quella musica è già tra di noi. Buttiamolo giù il conformismo pedagogico e didattico. Possiamo e dobbiamo farlo. Insieme. Senza torturare Beethoven con il flauto dolce, ovviamente.
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