Vasto

Catherine a “Cinque minuti”: «Resteremo in Italia, i bambini vogliono tornare a casa»

28 Maggio 2026

La mamma nel bosco, ospite di Bruno Vespa, si racconta: «Questo Paese è stato buono con noi». E sulla scuola: «Applicavamo il metodo Steiner. L’insegnante che li segue mi piace tantissimo»

VASTO. «Se resteremo qui? Sicuramente». Catherine Birmingham crede ancora in un futuro in Italia. Nonostante tutto. Da 6 mesi è in balia di un’odissea giudiziaria che dallo scorso 20 novembre ha visto la sua famiglia divisa in due, con il trasferimento dei suoi tre figli in una struttura protetta di Vasto. Lei, però, ospite del programma televisivo “Cinque minuti” condotto da Bruno Vespa. È la prima intervista che rilascia da quando è in uscita il suo libro “La nostra vita libera” (Solferino). Sulla volontà di rimanere qui, Catherine dissipa ogni dubbio: «L'Italia è stata molto buona con noi, qui abbiamo incontrato le persone più incredibili, persone che ci hanno supportato e dimostrato tantissimo amore. Rimarremo e daremo tutto ciò che serve ai nostri figli».

Nel corso dell’intervista emerge anche un aneddoto che la lega all’Italia da ben prima del suo trasferimento in Abruzzo. «Sono cresciuta con degli italiani a Melbourne», racconta Catherine, «la mia migliore amica a scuola era italiana e anche mia sorella ha sposato un italiano. E poi ho sempre voluto tornare in Europa». Da questo desiderio è partita la catena di eventi che l’ha portata di fronte al tribunale per i minorenni dell’Aquila. Dopo i primi tre mesi e mezzo passati in casa famiglia insieme ai suoi bimbi, Catherine è stata espulsa dalla struttura. Da allora, ha potuto vederli con il contagocce. «I bambini continuano a chiedere quando possono tornare a casa», spiega a Vespa, «non lo sanno e non possiamo dire loro qualcosa che non sappiamo neanche noi».

Tra le contestazioni presentate ai genitori c’è quella di non aver garantito ai figli il diritto all’istruzione e alla socializzazione. Per la mamma del bosco, però, la questione è molto più semplice: «Abbiamo scelto di educarli a casa, loro stavano solo seguendo il programma del sistema Steiner in cui la scrittura e la lettura si sviluppano dopo». E sul rapporto con l’insegnante in pensione Lidia Camilla Vallarolo, che da gennaio segue i figli nella struttura, spende belle parole: «È adorabile. Sia a me che ai bambini è piaciuta moltissimo». Un altro complicato nodo riguarda il comportamento poco collaborativo che Catherine avrebbe tenuto nei confronti degli assistenti sociali e della struttura protetta di Vasto. Lei è lapidaria: «Per essere collaborativi, bisogna essere in due».

Vespa insiste anche sull’intossicazione da funghi dell’ottobre 2024, l’evento che ha acceso i fari dello Stato sulla famiglia. Quando gli operatori sociali erano a casa, racconta Catherine, «sono arrivati anche i carabinieri e minacciavano di prendersi i nostri bambini: qualsiasi madre avrebbe avuto paura e avrebbe tentato di proteggere i propri figli». Una battuta finale anche sulla casa che la famiglia sta facendo costruire per risolvere il problema abitativo. «Risponderà a tutte le richieste dei servizi sociali e ci permetterà di vivere in armonia con la natura».

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