Ragazzo accoltellato da un 14enne a Francavilla: c’è l’ipotesi della sfida sui social

10 Ottobre 2026

Sequestrati pc e telefoni dell’indagato, non si esclude neanche la pista dell’indottrinamento

FRANCAVILLA AL MARE. Cinque del mattino, Francavilla al Mare. I carabinieri del Ros, il raggruppamento operativo speciale dell’Arma, bussano alla porta del quattordicenne che, esattamente una settimana prima, ha accoltellato in strada un ragazzo di due anni più grande apparentemente senza motivo. Il nocciolo della questione è proprio questo: servono risposte per un episodio inquietante, una violenza a cui manca il pezzo più importante: il movente. Ed è proprio per trovarlo che i carabinieri, su ordine del pubblico ministero David Mancini, capo della procura per i minorenni dell’Aquila, perquisiscono l’abitazione dell’indagato (al momento per lesioni personali aggravate) e gli sequestrano computer e cellulari. Dispositivi e materiale informatico saranno passati al setaccio. File, chat, cronologia. Gli inquirenti cercano eventuali scritti, messaggi, immagini o video che possano ricondurre a un indottrinamento o a una precisa propaganda ideologica.

L’indagine scava nei bassifondi della rete. L’obiettivo è verificare se negli smartphone o nei profili social si nasconda materiale inneggiante ad atti violenti. O, peggio, se il sangue versato per strada, in viale Nettuno, in pieno centro cittadino, sia uno di quegli episodi legati alle «challenge», le sfide sui social che spopolano su TikTok e su altre piattaforme. Un azzardo virtuale che si fa sempre più spesso cronaca, e che rappresenta ormai un pericolo concreto per la sicurezza pubblica.

Tra le piste da vagliare con attenzione, dunque, c’è pure quella che il quattordicenne di Francavilla possa essere stato istigato via internet da qualcuno. Un sospetto – al momento niente di più – dettato anche dai recenti, gravi episodi di accoltellamento avvenuti in altre parti d’Italia. Come nel caso della scuola media di Centocelle, a Roma, dove un tredicenne ha ferito un’insegnante riprendendo la scena con una telecamera. Quell’alunno – come accertato dai carabinieri – era stato arruolato, istigato e supportato da una rete suprematista anche durante l’agguato. Ora il Ros indaga per scoprire se anche la violenza esplosa in Abruzzo abbia seguito una regia digitale.

La madre del ragazzino di Francavilla ha raccontato al Centro che, stando a quanto le ha riferito il figlio, «quella sera non era sua intenzione uscire per andare ad accoltellare qualcuno. È sceso in strada armato perché aveva paura degli altri e, probabilmente, si è sentito in pericolo per la presenza di ragazzi più grandi di lui». Per la donna, «ha reagito in quella maniera in preda pure al suo stato di alterazione alcolica. Ma non voglio assolutamente giustificare il suo gesto, che per fortuna non ha creato danni più gravi di quelli già arrecati. Cerco solo di dare una spiegazione a un fatto che mi sembra assurdo».

Sempre la madre si è confidata: «Fino a qualche anno fa, mio figlio era davvero un angelo. Studioso, obbediente e rispettoso. Da quando ha iniziato la scuola superiore, ho cominciato a vedere in lui dei cambiamenti. Credevo fosse solo colpa dell’età adolescenziale. Alcune volte, rientrando a casa, mi aveva confessato di aver subìto aggressioni da parte di alcuni ragazzi più grandi di lui». Quali erano i motivi alla base di questi episodi di violenza? «Lo prendevano in giro per la sua altezza e per il fatto che sembrasse un bambino».

L’allarme, una settimana fa, è scattato quando alcuni testimoni hanno segnalato al 112 un episodio di violenza avvenuto in viale Nettuno, all’angolo con piazza XXIV Maggio. «Correte, c’è stata un’aggressione con un coltello, un ragazzo è già ferito», è stato il senso della drammatica telefonata.

Una pattuglia dei carabinieri di Francavilla, già impegnata nei controlli sul territorio, è arrivata sul posto nel giro di pochissimi minuti. L’aggressore quattordicenne era a terra. A tenerlo fermo c’erano un adulto e alcuni giovanissimi. Un gruppo improvvisato di cittadini che ha trovato il sangue freddo di intervenire per evitare l’irreparabile. Ma l’accoltellatore non si è arreso, cercando in ogni modo di divincolarsi dalla presa che lo schiacciava sull’asfalto. Agli insulti ha alternato minacce tutt’altro che velate: «Vi ammazzo tutti». Poi è stato bloccato definitivamente.

«La famiglia», spiega l’avvocato Massimiliano Ceddia, difensore del quattordicenne, «intende collaborare affinché il minore sia valutato da idonee strutture sanitarie, anche sotto l’aspetto medico-psicologico, al fine del suo reinserimento nella società».

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