Furto al Maxxi, la verità potrebbe arrivare dalle telecamere

I carabinieri stanno visionando i filmati interni ed esterni per capire chi ha sottratto una delle mascherine di Fabio Mauri
L’AQUILA. Una ricostruzione minuziosa dei movimenti, degli accessi e delle presenze nelle sale del museo, alla ricerca di un dettaglio che possa indirizzare le indagini. Passa soprattutto dalle immagini delle telecamere di videosorveglianza, il cui raggio d’azione comprende gli interni ma anche l’esterno del palazzo che si affaccia su piazza Santa Maria Paganica, il lavoro dei carabinieri impegnati a fare luce sul furto avvenuto al Maxxi dell’Aquila, dove nei giorni scorsi (presumibilmente dal 1 al 4 ottobre) è stata sottratta una delle cinque mascherine che compongono “Aryan Mask”, opera dell’artista Fabio Mauri. Dopo la scoperta della sparizione, rivelata ieri dal Centro, gli investigatori stanno cercando di ricostruire quanto accaduto all’interno di Palazzo Ardinghelli, per risalire all’identità di chi si è impossessato del pezzo, il cui valore è stimato in circa 10mila euro.
L’attenzione si concentra sui filmati registrati dagli impianti di sorveglianza. Le immagini vengono vagliate per individuare eventuali passaggi sospetti, verificare gli orari e ricostruire gli spostamenti delle persone presenti nelle aree espositive. Un lavoro che richiede di mettere in relazione diversi elementi, a cominciare dalla finestra temporale nella quale potrebbe essere avvenuto il furto. L’obiettivo è restringere progressivamente il campo delle verifiche, fino a individuare il momento della sottrazione e, possibilmente, il suo autore. Sul caso lavorano i carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale e del Nucleo investigativo. Gli accertamenti puntano anche a chiarire le modalità del colpo. Resta infatti da stabilire se la sottrazione sia stata compiuta approfittando di una circostanza favorevole oppure se chi ha agito conoscesse già la collocazione dell’opera e abbia scelto deliberatamente il momento per impossessarsene. Si tratta, al momento, di interrogativi ai quali soltanto gli sviluppi dell’attività investigativa potranno dare una risposta.
La sparizione sarebbe avvenuta tra il primo e il 4 ottobre, quando è stato segnalato l’ammanco. Un intervallo temporale sul quale si concentrano le verifiche, anche per capire se sia possibile collocare il furto in una fascia oraria più precisa. Intanto, dal museo non arrivano dichiarazioni ufficiali: il Maxxi, al momento, non commenta la vicenda. Di certo filtra lo sconcerto per un gesto grave che colpisce un’eccellenza culturale della città. Il riserbo accompagna dunque una fase delicata delle indagini, mentre resta aperta la questione del recupero del pezzo sottratto.
Il furto ha compromesso l’integrità di “Aryan Mask”, opera composta originariamente da cinque elementi. La mascherina sottratta fa parte della mostra “Fabio Mauri. Gli anni dell’Aquila”, inaugurata il 26 settembre e visitabile fino al 24 gennaio 2027, a cura di Maurizio Cattelan e Marta Papini. L’esposizione rende omaggio all’artista nel centenario della nascita, ripercorrendo anche il suo legame con il capoluogo abruzzese, dove insegnò all’Accademia di Belle Arti dal 1979 al 1999. Il lavoro degli investigatori procede quindi lungo due direttrici strettamente collegate: identificare il responsabile e rintracciare la mascherina, per restituire all’opera la sua completezza. In questa fase, proprio l’esame delle registrazioni potrebbe rivelarsi determinante per ricostruire la sequenza degli eventi e imprimere una svolta all’inchiesta.
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