Multe contro la pipì dei cani a Pratola Peligna, la sindaca: «Segno di civiltà, non revocherò l’ordinanza»

Diventa nazionale la polemica sulle sanzioni per chi non lava l’urina in strada. Il primo cittadino Di Nino: «Pratica già diffusa tra chi ha la giusta sensibilità»
L’AQUILA. «Non sono mai stata così famosa in vita mia... tutto questo per una bottiglietta d’acqua!». Il telefono di Antonella Di Nino, il sindaco di Pratola Peligna che con un’ordinanza ha obbligato i proprietari a pulire la pipì dei cani in strada con l’acqua (sono previste multe da 25 fino a 500 euro), squilla ininterrottamente. E lei non si sottrae alle interviste. Per parlare con il Tg4 e il Tg5, Di Nino ha scelto l’area adibita allo “sgambamento cani” e realizzata dal Comune sei anni fa alle porte del paese. Dopo di noi, ad attenderla c’è la troupe del Tg1, appena arrivata da Roma. «Tutto questo mi sembra inverosimile», commenta dopo che l’ordinanza è diventata un caso nazionale.
Sindaco, com’è nata l’idea di emanare un provvedimento per obbligare i proprietari dei cani a circolare con una bottiglietta d’acqua?
«Guardando tanti miei concittadini che questa abitudine la osservano da tempo».
Vuol dire che non è una novità?
«Assolutamente no. Da anni, a Pratola Peligna, molti proprietari di cani vanno in giro con l’acqua per pulire gli escrementi degli animali. È chiaro che se il cagnolino fa la pipì sull’erba, non c’è la necessità di pulire, ma se siamo nel cuore del centro abitato, vicino ad abitazioni private, la cosa cambia».
Però, da gesto volontario, ora è diventato un obbligo.
«Le spiego: l’esigenza è aumentata questa estate perché ha fatto molto caldo e abbiamo rilevato la necessità di evitare che, vicino ai portoni delle abitazioni o tra le stradine del centro, restassero escrementi maleodoranti. Ci sono persone che, da sempre, hanno la sensibilità e la cultura di provvedere da sole, altre che non lo fanno».
E allora lei ha pensato bene di intervenire. Giusto?
«Voglio chiarire un aspetto: questa non è un’ordinanza contro nessuno, ma si fonda sul presupposto e sulle regole del vivere civile. Il sindaco, prima ancora di fare il sindaco, è un’autorità sanitaria sul territorio che deve far rispettare le norme sanitaria a garanzia della salute pubblica. Significa che devo tenere conto del decoro urbano, dell’igiene e del bene comune. Qui ci sono delle attività commerciali che mi dicono che sono costrette a lasciare l’uscio chiuso e a lavare fuori ogni mattina perché i cagnolini fanno la pipì. Non mi sembra una cosa normale».
Lei ama gli animali?
«Ma certo che li amo, e anche tanto».
Ne ha avuti?
«Sì, quando ero più giovane ho avuto Ciccillo, un bastardino piccolino, un batuffolo. Poi fece una brutta fine e sono rimasta amareggiata. Per molto tempo ho vissuto fuori e non ne ho presi altri. Gli animali vanno trattati come le persone: bisogna avere rispetto e massima attenzione».
Eppure c’è chi la accusa del contrario...
«Non è stato compreso il senso dell’ordinanza. Una signora ieri mi ha detto: “Meno male che il Comune è intervenuto, così tutti quanti lasceranno pulito”. Poi hanno tirato fuori la falsa storia che le fontanelle non sono aperte e non scorre acqua».
Non è così?
«Ma no! Le fontane pubbliche funzionano perfettamente: basta munirsi di una bottiglietta e gettare un po’ d’acqua. Non mi sembra una richiesta assurda! Un mio concittadino, che ha un cane di grossa taglia, sono anni che porta con sé una bottiglia per raccogliere acqua al bisogno e pulire gli escrementi. È un gesto semplice, utile. Siamo per l’inclusione, non per i preconcetti».
Il caso di Pratola Peligna è diventato nazionale, è intervenuto anche il virologo Matteo Bassetti, che ha definito il provvedimento inutile.
«Onestamente non mi aspettavo che un’ordinanza di civiltà e così semplice facesse tanto clamore. Quanto alle considerazioni di Bassetti, penso che sia utile eccome. Almeno a lavar via il cattivo odore e a dare un po’ di decoro, soprattutto se gli escrementi vengono lasciati vicino alle abitazioni di proprietà privata o nel centro del paese».
I pratolani sono dalla sua parte?
«Sono d’accordo. Ho registrato tanto consenso, anche sui social. Sono stati pochissimi i commenti fuori dal coro. Non ci è sembrato che una decisione così semplice potesse sconvolgere l’equilibrio dei nostri concittadini».
Però l’associazione “Tutela diritti animali ets” ha presentato un ricorso. Vi vedrete in tribunale?
«Poco fa (ieri mattina, ndr) ho avuto un colloquio con il presidente dell’associazione, Gabriele Bettoschi, e l’ho invitato a venire a trovarmi in Comune. Se ci chiedono di revocare l’ordinanza, non sarà così. Ma siamo disponibili a parlarne e a migliorare il testo, se necessario. Siamo aperti al dialogo».
Cosa contestano?
«L’utilizzo della bottiglietta che, a loro avviso, non servirebbe a niente: ma l’acqua è un bene primario e un deterrente in certi casi. Naturalmente, quando piove non ce ne sarà bisogno, ma va garantito il decoro urbano. E abbiamo pensato di farlo così».
E per i cani di grossa taglia?
«Vale lo stesso principio. Non è vero, come dice Bettoschi, che in questo modo li costringiamo a non uscire. Possono circolare liberamente».
Lei ne ha fatto una questione di civiltà e decoro urbano: non c’è altro dietro?
«Non mi sembra una cosa così strana. Significa includere e saper vivere nel rispetto reciproco. A Pratola Peligna, nel 2020, abbiamo realizzato un’area verde di sgambamento cani dove gli animali possono correre liberamente. Qui vengono da tutta la valle. E alcuni pratolani ci aiutano nella gestione; tagliano l’erba, sistemano gli alberi».
Che ci dice del fenomeno del randagismo?
«Siamo contro il fenomeno, che ha delle regole ben precise. La lotta al randagismo significa avere a cuore il benessere dei nostri animali, che non vanno lasciati allo stato brado. Il cane randagio va catturato, vaccinato, dato in adozione, quando è possibile. Ma per farlo occorre una collaborazione a 360 gradi tra comune, Asl e animalisti. Ritengo che la collaborazione istituzionale sia una risorsa, dove non c’è un preconcetto».
Quindi non revocherà l’ordinanza?
«No, a meno che non mi sarà imposto dal Tar. In tal caso, rispetterò le decisioni del tribunale. Nella vita faccio l’avvocato e sono una donna di legge. Ma revocarla perché me lo dicono tre persone, quando ho tanti altri concittadini dalla mia parte, proprio no. Ritengo che sia un provvedimento giusto e adeguato, che può essere migliorato, ma non cancellato. Non sarò certo io a farlo».
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