Alessia travolta nel 2018 al terminal bus: «Da allora lì nulla è cambiato»

10 Ottobre 2026

Parla la ragazza investita da un autobus a 15 anni nel piazzale della stazione: «Dinamica simile alla mia. Mi dispiace che Maria non sia riuscita a salvarsi, le istituzioni in quell’area dovevano intervenire»

PESCARA. «Quando ho saputo della notizia sono stata travolta da tristezza e rabbia: ho realizzato che, dopo il mio incidente, nessuno ha fatto nulla per cambiare la situazione. Ancora oggi ne porto i segni: ho dolori alle gambe, guidare mi fa paura e quando sono in giro subentra la paranoia. Appena ho potuto, ho preferito cambiare città e trasferirmi. Posso solo stringermi attorno alla famiglia della vittima, perché il pensiero è stato immediato: sarei potuta morire anche io». La mente torna a otto anni fa, a quel 26 novembre del 2018 quando, nell’area del terminal bus, la quindicenne pescarese Alessia Piscione veniva investita e schiacciata da un mezzo della linea 2/ che usciva verso via Bassani Pavone (in direzione nord). Oggi Alessia ha 23 anni, lavora a Milano e ha scelto di trasferirsi lontano da Pescara. Ma i conti del suo passato restano aperti: i danni psicofisici sono permanenti e il risarcimento è stato di «soli 9mila euro».

Supportata dalla madre Barbara Di Domenico e dal nuovo avvocato Rossella Gasbarri – che proprio lo scorso settembre ha chiesto un’integrazione del risarcimento già riconosciuto, allegando perizie e valutazioni cliniche sullo stato psicofisico della ragazza – Alessia decide di rompere il silenzio davanti alla morte di Maria Ferrandino, la 70enne di Collecorvino investita da un’autista della Tua e morta sul colpo. «La notizia mi ha fatta stare male perché la dinamica dell’incidente è molto simile alla mia. Me lo ricordo ancora: era un pomeriggio, stavo scendendo dall’autobus per raggiungere mia mamma a scuola perché era lì per i colloqui con i professori. Una volta scesa dal mezzo mi vedo passare un altro autobus sulla sinistra e, all’improvviso, l’autista mi taglia la strada: colpendomi finisco sotto il mezzo. In quel momento pensavo di aver perso le gambe», racconta Alessia, ancora scossa nel ripercorrere quei momenti. «Non riuscivo a muoverle e abbiamo aspettato una settimana per sapere dai medici se si sarebbero mai riprese».

La ragazza ha infatti riportato un politrauma con la frattura del perone e del naso, la rottura del menisco e uno schiacciamento polmonare. «Sono stata 3 mesi allettata e i ricoveri sono stati due: il primo subito dopo l’incidente e il secondo dopo l’operazione. Per un anno sono andata a scuola con la sedia a rotelle e, una volta finite le superiori, sono scappata da Pescara e ho cambiato città. Il trasferimento mi ha sicuramente aiutata». Una quota della responsabilità è stata attribuita anche ad Alessia per non aver attraversato sulle strisce pedonali che, ancora oggi, è al centro delle contestazioni di autisti, sindacati e opposizione come inesistenti in diverse zone di transito dell’area. La madre della ragazza, Barbara, sostiene che le strisce siano state «ridisegnate il giorno successivo all’incidente», oltre a denunciare l’assenza dell’azienda che «non ha mostrato preoccupazione» per lo stato di salute della figlia. «È passato tanto tempo», continua Alessia, «ma il terminal di Pescara continua ad avere le stesse problematiche, nulla è cambiato. Il meccanismo lì non funziona. Mi dispiace che Maria non sia riuscita a salvarsi, le istituzioni dovevano intervenire prima». 

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