Dimissioni Pignoli, l’accusatrice dell’ex assessore per oltre un’ora dal pm

La donna, che ha fatto scattare l’indagine a carico dell’esponente politico per corruzione elettorale, si era autodenunciata riferendo di averlo votato, a marzo, dietro la promessa di un alloggio
PESCARA. L’inchiesta sulla presunta corruzione elettorale (si parla dell’ultima parziale tornata elettorale dell’8 e 9 marzo scorso) a carico dell’ormai ex assessore delegato all’ascolto del disagio sociale e alla protezione civile, Massimiliano Pignoli, si arricchisce di un passaggio giudiziario importante che potrebbe rivelarsi anche determinante: quello dell'interrogatorio della coindagata, A.C., che si è autodenunciata mettendo nei guai l’ex assessore. Nel momento in cui venne fatta uscire da quella casa dell’Ater che aveva occupato abusivamente, la donna riferì alla polizia municipale che stava effettuando il ripristino dell’alloggio e di essere sostanzialmente stata costretta a occupare l’appartamento dopo che la promessa ricevuta dall’assessore, relativa ad un appartamento che avrebbe potuto abitare regolarmente, non fu rispettata.
E ieri l’indagata, accompagnata dal proprio legale di fiducia, l’avvocato Tullio Zampacorta, è stata interrogata per più di un’ora dagli inquirenti e potrebbe avere confermato le circostanze che costituiscono, al momento, le fondamenta dell’ipotesi accusatoria contro l’esponente politico ex Udc, ora Forza Italia, che all’indomani dell’uscita della notizia, ha consegnato le sue dimissioni nelle mani del sindaco Carlo Masci. Il condizionale è d’obbligo per lo stretto riserbo imposto sia dalla procura sia dalla stessa indagata. Fino a ieri, infatti, nelle mani del pm Gennaro Varone c’era soltanto una dichiarazione spontanea della donna che venne ascoltata senza il sostegno difensivo. Ma adesso le cose potrebbero cambiare, in quanto il magistrato ha acquisito le dichiarazioni dell’indagata, sentita alla presenza del proprio legale: quindi con l’ufficialità che comporta questo passaggio tecnico.
Nel provvedimento con il quale il pm Varone fece eseguire dalla polizia giudiziaria la perquisizione a carico di Pignoli, con il sequestro dei supporti informatici e quindi del cellulare (quello della donna era già stato prelevato in precedenza), si leggeva testualmente che «le dichiarazioni in discorso sono circostanziate. (A.C.) ha spontaneamente precisato di essersi recata presso il Pignoli negli uffici del Comune di Pescara all’esito del voto, che ha documentato fotografando la scheda elettorale con il proprio telefono, di aver insistito per ottenere quanto promesso e di aver ricevuto invito a pazientare; di essersi quindi recata in via Monte Bolza (dove si trova l'appartamento che sarebbe stato promesso da Pignoli ndr), per scoprire che l’appartamento era già locato da alcuni mesi».
Da qui i sequestri alla ricerca della prova «volta alla ricerca», sosteneva il pm, «di corrispondenza tra Pignoli e la proprietaria dell’immobile di via Monte Bolza, tra Pignoli e A.C. ovvero tra Pignoli e altri elettori destinatari di medesime promesse, ovvero alla ricerca di appunti su tali circostanze, documenti rinvenibili in cartaceo o nelle memorie dei telefoni personali in uso alle persone sottoposte alle indagini». Documenti necessari per l’accertamento dei fatti. Quella foto della scheda elettorale sarebbe stata peraltro mostrata dall’indagata alla polizia municipale, ma non trasmessa, a quanto è dato sapere, a Pignoli. Per cui diventa importante la consulenza informatica disposta dal magistrato sui supporti informatici dei due indagati.
Con le sue dichiarazioni la donna si sarebbe autodenunciata di un reato come il concorso nella corruzione elettorale, oltre ad aver violato le norme che impediscono di fotografare la scheda nella cabina elettorale. Difficile pensare, a questo punto, che l'indagata possa aver fatto un passo indietro, mentre è sempre più probabile che abbia fornito agli inquirenti qualche elemento in più che comunque andrà sempre valutato, vista la decisione di rispondere all'interrogatorio e di non avvalersi della facoltà difensiva del silenzio. Anche perché Pignoli, politico esperto, non avrebbe mai chiesto alla elettrice di violare la legge in cabina elettorale e non avrebbe ricevuto quella foto sul proprio telefono, stando almeno alle indiscrezioni trapelate. Ora si attendono le mosse dei difensori di Pignoli, gli avvocati Augusto La Morgia e Melania Navelli.
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