Risorge la fontana d’arte, Pescara riabbraccia Ettore Spalletti

Dopo 20 anni di degrado e abbandono rinasce in città il monumento dell’artista. Masci: «Era una persona il cui valore è riconosciuto a livello internazionale»
PESCARA. Se si chiudono gli occhi per un istante sembra quasi di rivederlo l’artista Ettore Spalletti, nel 2004, mentre rifinisce e lucida gli angoli della sua creatura con un semplice fazzoletto, guidato da quel perfezionismo che lo rendeva «perennemente insoddisfatto». Così nella piazza del tribunale di Pescara, quell’uomo che non voleva essere chiamato maestro ma solo Ettore, riceve l’omaggio più grande: la sua “Fontana” torna a vivere. L’acqua ricomincia a scorrere come un velo sottile sulla grande ellisse in granito nero dello Zimbabwe, accarezzando la superficie in onice e il bacino azzurro. Sotto il cielo rosso del tramonto e accompagnato dalle melodie della Colibrì Ensemble, il monumento si trasforma in uno specchio azzurro che riflette i contorni del Palazzo di Giustizia. In questo modo la città si lascia alle spalle vent’anni di abbandono e guasti tecnici, risanando un debito di gratitudine verso la bellezza e il talento dell’artista (e maestro) Spalletti, scomparso nel 2019 a Spoltore.
Questo viaggio a ritroso nel tempo inizia dal desiderio dell’ex presidente del tribunale, Angelo Bozza, e della dirigente Rosalba Natali: l’idea ha camminato sulle gambe di una sinergia straordinaria tra pubblico e privato, che ha visto scendere in campo anche il Comune con il sindaco Carlo Masci, il Ministero della Giustizia e la fondazione Ettore Spalletti. A custodire questo momento in prima fila c’è proprio l’architetto e designer Patrizia Leonelli Spalletti, vedova dell’artista e presidente della fondazione, il cui impegno, unito al contributo finanziario di diversi imprenditori privati del territorio, ha restituito a Pescara un’opera d’arte totale, capace di ridisegnare lo spazio e appartenere, da oggi in poi, a chiunque la guardi.
A moderare la cerimonia di inaugurazione è il direttore del Centro Luca Telese, che introduce l’opera sottolineandone l’impatto sul contesto urbano: «Molti di voi sono passati qui centinaia di volte, eppure questa opera non è solo restaurata e restituita ai cittadini, ma completa in modo monumentale il Palazzo di Giustizia. È una finestra aperta verso un’altra dimensione e una cosa è certa: uno dei più grandi artisti contemporanei ha cambiato totalmente il luogo e lo spazio». Il legame profondo tra l’architettura civile e l’espressione artistica viene poi ripreso dal presidente del tribunale di Pescara, Luigi Cirillo: «Questa fontana era parte di un progetto che voleva integrare l’arte contemporanea e l'architettura. In particolare, Spalletti progettò un’installazione per il piazzale esterno, scegliendo la collocazione davanti al complesso giudiziario. Negli anni successivi alla sua realizzazione ci fu un forte degrado per vari problemi, ma dopo la morte di Ettore si è rafforzata la volontà di recuperarla».
Mentre il sindaco Carlo Masci prende la parola per esprimere l’orgoglio della città di fronte al risanamento di questa cicatrice urbana: «Spalletti era una persona il cui valore è riconosciuto a livello internazionale. A Pescara aveva lasciato questo segno come atto d’amore, un atto che per molto tempo non è stato ricambiato. Oggi colmiamo e risaniamo una ferita aperta grazie all’amore che altre persone ci hanno messo, perché questo risultato è in sé un’opera d’arte. Voglio ricordare l’ingegnere Lino Prezioso: mi ricordo quando venne da me per chiedermi di intervenire, oggi anche lui ci guarda dall’alto».
La macchina organizzativa che ha permesso di sbloccare lo stato di abbandono viene illustrata nei dettagli dalla dirigente Natali: «Quando nel 2016 si decise di dare una svolta rispetto alla brutta immagine di questo tribunale, ci sedemmo a un tavolo ed elaborammo una strategia con il coinvolgimento di supporter esterni. Fissammo innumerevoli riunioni, dando tormento a molti dei presidenti, ma ottenemmo una fantastica risposta da parte di tutti». Assistono all’evento anche l’ex presidente del tribunale Bozza, il prefetto Luigi Carnevale e il presidente dell’Ordine degli avvocati di Pescara, Federico Squartecchia. «Su sollecitazione del tribunale, l’opera è stata sottoposta il 19 ottobre del 2019 a vincolo artistico da parte della Soprintendenza di Chieti», dichiara l’ex presidente Bozza.
«Il progetto di restauro è stato redatto dall’architetto Alfonso Angelone che si è reso indispensabile a causa del visibile degrado del marmo, determinato dalle difficoltà di funzionamento dell’impianto idraulico e dalla scarsa manutenzione periodica». La chiusura dell’evento e la riflessione profonda sul valore civile dell’Agorà è affidata al procuratore Capo, Giuseppe Bellelli: «Il sentimento di gratitudine per tutti voi che avete contribuito, pensato e realizzato a quest’opera di restituzione è pari allo stupore che provo ammirando la fontana a noi riconsegnata. I ricordi vanno a trent’anni fa, quando si pensava al nuovo edificio. C’erano due idee dominanti: una era il Palazzo di Giustizia aperto, con un corridoio centrale che fungeva da foro; l’altra era la trasparenza delle strutture in vetro, simbolo di una giustizia democratica e vicina alla società. Quest’opera è perfettamente coerente con questa visione e torna ad accogliere tutti gli utenti del tribunale».
Aggiunge un tassello intimo e profondo al mosaico dei ricordi Luciano D’Angelo, storico fotografo di Pescara e il primo a fare uno scatto all’opera appena realizzata. «Credo che oggi Ettore sarebbe davvero felice. Ho iniziato a fotografare le sue opere a cavallo degli anni Novanta e tra noi c’è sempre stato un rapporto amicale più che di lavoro. Ricordo ancora il nostro primo incontro. Mi venne presentato da amici comuni quando si trovava ancora a Spoltore; in quell’occasione gli mostrai alcune foto di Pescara che avevo realizzato e che erano poi confluite in un volume intitolato “Riflessioni”. Lui ne rimase abbastanza colpito e da lì nacque un legame affettuoso, anche perché per Ettore la forma più importante nella storia delle persone era proprio il rapporto umano. Era un uomo apparentemente chiuso, ma quando riusciva ad aprire il suo cuore si dimostrava estremamente generoso. Era profondamente innamorato di Pescara». E poi il racconto dello scatto: «La sera dell’inaugurazione del 2004 è stata la prima volta che la fontana è stata accesa. Quel giorno, durante la pulizia finale, eravamo qui insieme a Patrizia: Ettore puliva tutti gli angoli a mano con un fazzoletto. Non mi sono mai posto la domanda sul perché avesse deciso di realizzarla. Questa era la sua umanità: la convinzione profonda che l’artista deve stare dentro l’opera».
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