Calcio

Pescara in C, parla Foggia: «Chiedo scusa, mi prendo le mie colpe. Gorgone? Può restare»

13 Maggio 2026

Intervista esclusiva al Centro. Il direttore sportivo: «Con Sebastiani resto anch’io e vi assicuro che saremo competitivi. Il rigore di Padova? Insigne mi ha detto che se potesse tornare indietro lo batterebbe anche con una sola gamba. Era affranto»

PESCARA. Poco meno di una settimana fa il Pescara è retrocesso in C e dopo un lungo periodo dove ha preferito il silenzio, il ds Pasquale Foggia è tornato a parlare. Per analizzare cosa non ha funzionato in questa stagione, per analizzare un finale che poteva e doveva essere diverso e con un primo sguardo al futuro. Parole cariche di significato quelle dell’uomo mercato campano, parole che sono un mix di delusione e rabbia. Perché in fondo, dopo la vittoria di Reggio Emilia di inizio aprile, la salvezza era davvero a portata di mano.

Foggia, ripercorriamo l’annata. Cosa non ha funzionato e cosa vi ha portato alla retrocessione?

«Sicuramente tutto è partito da quando Baldini ci ha detto no. Abbiamo aspettato una risposta a lungo del mister, poi le strade si sono separate. Abbiamo scelto Vivarini, ma a conti fatti non si è incastrata come speravamo».

In quell’estate però il mercato non era adatto per la B.

«Avevamo difficoltà legate all’indice di liquidità, giocatori che dovevano uscire per fare le entrate. E poi c’erano altre società che nella prima parte hanno monopolizzato il mercato perché avevano più forza di noi. Abbiamo rincorso a lungo ed è colpa mia. Con Vivarini la scintilla non è scattata come volevamo. Alla fine avevamo anche assaporata la salvezza fino a poche settimane fa dopo la nostra rincorsa. Rammarico doppio».

Ci spiega l’indice di liquidità che vi ha limitato la scorsa estate?

«Potevamo operare solo facendo entrare giocatori dopo un pari numero di uscite e con gli stessi ingaggi. Non potevamo fare altro, avevamo parametri da rispettare».

Quali sono le sue colpe Foggia?

«Giusto che me le prenda. Delle cose sono riuscite bene vedi Di Nardo e Olzer, altre meno. Infortuni? Non voglio alibi. Non ci penso. Parlo poco, mi assumo le responsabilità. Certo, Tsadjout, Merola, Pellacani e Olzer fuori a lungo, Oliveri fuori, Desplanches anche. Questi sono dati di fatto. Come tanti episodi che non ci hanno mai girato a favore vedi i tanti gol che non abbiamo fatto. Ma io mi assumo le responsabilità perché le scelte sono mie».

Il mercato di gennaio ha ridato vita, vero?

«Ha cambiato tutto. Indice di liquidità sbloccato, abbiamo cambiato pelle. I risultati sono arrivati, rincorsa straordinaria senza lieto fine».

Ci spiega cosa è successo dopo Reggio Emilia?

«Nelle ultime settimane si è spenta quella fiammella. Rincorrere tutto l’anno ti leva energie psicofisiche. Sampdoria, Carrara e Padova episodi clamorosi che ci hanno voltato le spalle. Potevamo essere salvi se solo se ne fosse concretizzato uno solo. Ed erano tutti e tre clamorosi».

Lei non si è scusato dopo la retrocessione. Cosa si sente di dire?

«Chiedere scusa è doveroso, ma potrebbe essere anche riduttivo e da ruffiani. Mi dispiace perché vedere tutto quel pubblico allo stadio è una cartolina che poche piazze possono permettersi. Un dolore e un rimorso grande. Io non sono mai andato sotto la curva durante l’anno. Solo l’ultima giornata mi sono presentato a prendere fischi. Ma essere retrocessi con 15.000 persone allo stadio non mi fa dormire la notte».

Foggia, ci spiega una volta per tutte cosa è successo con il rigore di Padova?

«Tutti hanno il rammarico che non lo ha tirato Lorenzo. Il nostro capitano sta male per quello che è successo. Cosa mi ha detto? Tornasse indietro lo batterebbe anche con una gamba. Sulla sua buona fede nessun dubbio. Qualche altro compagno se la sentiva di batterlo. Poi è andata come è andata».

Ripartiamo dal suo rammarico che una piazza così, con 15.000 allo stadio sia retrocessa. Lei ha il contratto fino al 2027, resta?

«Sono legato al presidente, se c’è Sebastiani io resto».

Come si ripartirà?

«Aspettiamo questi giorni per capire le intenzioni del presidente. Poi sono certo che si ripartirà con ambizioni importanti».

Ripartire dalle cose buone fatte da febbraio è prioritario. È d’accordo?

«Assolutamente. Ripartiremo da una base già pronta per la categoria. Con tanti che hanno voglia di rivincita».

Letizia e Acampora?

«Ne parleremo dalla prossima settimana, ora smaltiamo l’amarezza».

Di Nardo e Olzer?

«Hanno mercato in categoria superiore, non ci giriamo intorno. Sarà difficile trattenerli».

Chiudiamo con l’allenatore. Idee?

«Valuteremo a nei prossimi dieci giorni».

Gorgone?

«Non è escluso che possa restare, facciamo valutazioni anche su di lui».