Basket

Pippo Ricci, una vita da vincente: «Abbiamo fatto la storia. Spero che mio figlio un giorno possa essere orgoglioso di me»

23 Giugno 2026

Basket, intervista al campione teatino dell’Olimpia Milano. Il capitano si racconta fra triplete, Africa e l’imminente paternità: “Tra un mese arriverà mio figlio Pietro. Sono contento anche per il libro “Volevo essere Robin” che sta vendendo molto. Si parla soprattutto del progetto Amani Education con cui aiutiamo tanti bambini in Tanzania”

CHIETI. «Volevo solo provare, avevo sedici anni e una immensa passione, a diventare un buon giocatore di pallacanestro». Giampaolo “Pippo” Ricci lo ripete spesso, ricordando la decisione di lasciare Chieti per approdare al settore giovanile della Stella Azzurra Roma. Un obiettivo che può essere considerato raggiunto ormai da tempo attraverso tanti, tantissimi sacrifici, una costante applicazione ed un crescendo di convinzione nei propri mezzi mai scalfita dal pensiero di essere arrivato. Dopo aver militato in numerose squadre, partendo dalla serie B, ed essere stato a contatto con diversi ambienti nei quali ha sempre saputo farsi apprezzare anche sotto l’aspetto umano, l’arrivo a Bologna e la conquista di uno scudetto quando già aveva indossato la maglia della nazionale allora guidata da coach Meo Sacchetti. Una persona alla quale Ricci deve parecchio. «Sì’, con lui e, successivamente, con Sasha Djordjevic, sono cresciuto parecchio. Dopo lo scudetto a Bologna arrivò la chiamata dell’Olimpia Milano dove mi resi subito conto che l’obiettivo era sempre e comunque vincere. Un’organizzazione che ti sostiene in ogni particolare, poi in campo vai tu e sai cosa ci si aspetta».

Stagione da incorniciare sul parquet e…in libreria, dove il libro Volevo essere Robin di Pippo Ricci ha venduto finora circa seimila copie. «Beh, in una nazione dove solo il tre per cento dei libri supera le mille copie è sicuramente un gran risultato. Ne sono ovviamente soddisfatto perché vuol dire che il viaggio di cui si parla nel libro ha appassionato e coinvolto tante persone. Un viaggio che, in ogni caso, continua e penso anche di dare, prima o poi, un seguito alla storia».

Intanto c’è da consegnare agli archivi un campionato che per Ricci parla, in maniera eloquente e con 18.8 minuti di media in campo, di 8 punti a partita tirando con il 50 per cento dal campo (43 per cento da tre) e catturando 3 rimbalzi. «Stagione davvero bella da parte di un gruppo in cui ho sempre creduto anche dopo le critiche legate all’uscita dall’Eurolega. Tra scudetto, coppa Italia e Supercoppa un “triplete” fantastico. E quando vai ogni giorno in palestra, viaggi parecchio e rinunci a tante cose ecco che è poi la vittoria a finire di dare un senso a tutto». Parola di uno di quei giocatori dei quali ogni allenatore non intende fare a meno. Magari poche giocate stratosferiche da strappare applausi, ma sempre utile e pronto a fare la cosa giusta trovando, anche e soprattutto, termini ed atteggiamenti opportuni nel tenere unita una squadra. Da vero capitano, insomma.

Intanto c’è un altro appuntamento importante a dir poco, ad affollare la mente del capitano dell’Olimpia Milano.

«Tra circa un mese nascerà mio figlio Pietro. Ci ho pensato proprio mentre alzavo a Venezia, davanti ai nostri tifosi festanti, la coppa dello scudetto. Immagini che un giorno, assieme a Silvia, la mia compagna, faremo vedere a Pietro sperando che ne sia orgoglioso».

Trentacinque anni da compiere a settembre, una laurea in matematica nel cassetto, una famiglia dai valori davvero solidi con papà Francesco, mamma Marisa e i fratelli Pierbruno e Maria Irene, magari lontani ma sempre e comunque vicini, alle porte un altro anno con la casacca delle storiche scarpette rosse con la quale ha già vinto quattro tricolori.

«Resto volentieri anche perché il rapporto con Peppe Poeta va al di là di quello che si instaura con un allenatore. Amici ormai da tempo, sono felice dei traguardi raggiunti anche per lui. Bravo davvero. In poco tempo ha portato nella squadra leggerezza e fiducia. Poche regole ma estremamente chiare».

In un momento così intenso dal punto di vista emotivo non mancano, in ogni caso, anche soddisfazioni legate al progetto Amani Education del quale Pippo, in Tanzania, è promotore e presidente.

«Lo scopo è quello di offrire ai ragazzi che terminano la scuola primaria un luogo adeguato per proseguire gli studi ed inseguire i propri sogni. Attualmente ospitiamo oltre centosessanta bambini ed è un numero destinato a crescere, a fine anno, quando sarà ultimata una seconda struttura da adibire a dormitorio».

Fare tanto. E farlo bene. Non è da tutti. Nell’immediato?

«Sto per aggregarmi alla nazionale (oggi, ndr) che disputerà due amichevoli con la Croazia e la Slovenia prima delle due gare, il 2 luglio in Islanda ed il 5 luglio a Bologna con la Lituania, valide per la fase di qualificazione al prossimo Mondiale Poi, assieme a Silvia, è in programma qualche giorno al mare in Liguria. Sempre aspettando l’arrivo di Pietro. L’emozione è già quella che accompagna la vigilia di una finale».