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Andrea Moretti morto al Colosseo, indagato il cognato

28 Settembre 2026

Salgono a otto le persone sotto inchiesta per l’incidente costato la vita ad Andrea Moretti, l’operaio 22enne di Crognaleto

CROGNALETO. Salgono a otto gli indagati per la morte di Andrea Moretti, l’operaio di 22 anni di Tottea di Crognaleto rimasto vittima di un incidente sul lavoro al Colosseo nella notte tra martedì e mercoledì. Tra le persone finite nel registro gli indagati c’è, come riporta il Corriere della Sera, anche il cognato del giovane: i due lavoravano per la “Quintilio Moretti”, ditta teramana che in regime di sub appalto stava installando il nuovo impianto di illuminazione dell’Anfiteatro. La notte della tragedia anche il cognato del 22enne era nel cantiere ed è stata tra le prime persone a essere state sentite dalla Procura di Roma che ha aperto un fascicolo per omicidio colposo per la violazione delle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. L’inchiesta riguarda i responsabili dei lavori del Parco archeologico del Colosseo e i dirigenti delle due ditte incaricate, quella appaltante e quella in subappalto.

A queste sette figure si è aggiunto il cognato di Andrea che, appena sentito dagli investigatori, ha sostenuto con un collega di non aver assistito alla caduta del parente, avvenuta da circa dieci metri, ma di aver solo sentito il tonfo del corpo che finiva sul pavimento del secondo anello perché lui e l’altro operaio stavano lavorando dalla parte opposta della parete su un carrello elevatore. Una versione che rappresenta un tassello importante per chi sta ricostruendo la vicenda e che aiuterà a capire se il 22enne, come per ora sembra, fosse solo nel momento dell’incidente. Circostanza che potrebbe rappresentare una violazione delle norme di sicurezza previste nei cantieri che svolgono quel tipo di attività. Andrea, rocciatore esperto, era imbracato e si stava occupando di cablare cavi elettrici tra il terzo e il secondo anello del Colosseo.

Fra gli accertamenti in corso ci sono inoltre quelli legati all’abilitazione o meno della vittima a svolgere quel genere di operazioni, più rischiose rispetto a quelle di un normale operaio, visto che richiedono un tirocinio di almeno 32 ore per ottenere l’autorizzazione. Questa documentazione al momento non sembra presente nel faldone relativo al giovane deceduto che invece la ditta aveva iscritto nella Cassa edile di Roma oltre a quella di Teramo. Oggi la Procura affiderà l’incarico per l’autopsia e per gli accertamenti tecnici sulla dotazione di sicurezza in possesso della vittima. I dispositivi, infatti, possono fornire elementi molto importanti per stabile dinamica e responsabilità della caduta. Subito dopo l’autopsia, il corpo del ragazzo potrà essere restituito alla famiglia per i funerali.

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