Festa della provincia di Teramo. Il compito condiviso di tornare a confrontarsi «Disarmiamo le parole»

L’incontro nella sede dell’ente per celebrare i suoi 220 anni di vita. Al centro del dibattito la verità nell’era dell’intelligenza artificiale
TERAMO
Tornare ad argomentare e a confrontarsi, restituire contenuti e verità alle parole, per farsi capire e per costruire relazioni. Un compito che devono assumersi tutti, cittadini, istituzioni e giornali, laddove la politica e i social, e in genere i nuovi media digitali, cavalcano invece parole divisive, che innescano conflitti, per ottenere consenso, like, visualizzazioni. Su queste basi istituzioni, giornalismo e università si sono incontrati ieri mattina a Teramo, nella sala consiliare dell’amministrazione provinciale, per ragionare sulle trasformazioni del linguaggio della comunicazione. L’incontro “Quando le parole dividono. Il linguaggio della politica e dell’informazione fra confronto e polarizzazione” è stato organizzato dalla Provincia di Teramo per la festa dei suoi 220 anni. A confrontarsi erano il presidente provinciale Camillo D'Angelo, il direttore del Centro Luca Telese, il giurista Enzo Di Salvatore, ordinario di diritto costituzionale nell’ateneo teramano, preceduti dagli interventi di Lorenzo Leuzzi, vescovo della Diocesi di Teramo-Atri, e di Alberto Di Gaetano, vicario della prefetta di Teramo Beatrice Agata Mariano, appena insediata. A raccordare i contributi la giornalista Pina Manente (ufficio stampa della Provincia). Disarmare le parole: al primo messaggio lanciato da papa Leone hanno fatto riferimento Leuzzi e D’Angelo, così come ai pericoli dell’Intelligenza artificiale, pure paventati dal pontefice. «Mi fa paura l’intelligenza artificiale, soprattutto i video che trasformano la realtà e distorcono la comunicazione» ha detto il presidente della Provincia, aggiungendo che «oggi tutto si riduce a un post, una frase, spesso divisiva, che crea scontro e proprio per questo diventa virale». E alludendo al sistema degli algoritmi, che ci rafforza nelle nostre convinzioni e ci confina nella bolla di chi la pensa come noi, ha esortato: «Dobbiamo essere responsabili nella comunicazione, anziché alimentare, per avere consenso, questo sistema distorto». Strumenti utili per controllare la veridicità della comunicazione politica e la reale traduzione o meno degli annunci in fatti, ha sottolineato l'amministratore, sono siti come pagellapolitica.it, dedicato al fact-checking delle dichiarazioni dei politici, e il network openpolis, che attraverso le sue piattaforme promuove l'accesso alle informazioni pubbliche, la trasparenza, la partecipazione democratica. Le parole rappresentano il mondo ma gli danno anche forma. Nel mondo contemporaneo, complesso e accelerato, si assiste a fenomeni come l’irrigidimento del dibattito pubblico, la spettacolarizzazione del conflitto e della politica, il rapporto sempre più complicato tra questa e l’informazione, con l’opinione pubblica che sui social interviene su tutto in tempo reale, spesso contestando entrambe. «“Il Signor Hood era un galantuomo, sempre ispirato dal sole. Con due pistole caricate a salve ed un canestro pieno di parole”. Qui siamo nella città di Marco Pannella», ha esordito Telese, citando Francesco De Gregori e la sua canzone dedicata al leader radicale. «Le parole hanno sempre mosso il mondo e oggi sono una miscela ancora più potente perché si sono ibridate, sono potenzialmente ancor più distruttive» ha continuato il direttore del Centro. «Le parole hanno plasmato il nostro immaginario, ma oggi viaggiano veloci sulle baionette dei social. In confronto il giornale, collettore di un enorme caos a cui deve dare una forma, è uno strumento meditativo». Nel tempo dei social la parola potenziale vale quanto quella reale, gli annunci prevalgono sulla notizia, parole e immagini si rincorrono con ritmo ansiogeno e suggestivo, ha osservato Telese. «Le istituzioni sono il primo argine e noi giornalisti dobbiamo aiutare i politici. Per questo facciamo paginate di interviste, la complessità del mondo va spiegata con le parole. Da una parte ci sono avvelenatori e falsari, dall’altra la narrazione, e chi ha in mano questa forza può cambiare il mondo». Altrettanto acuto e brillante l’intervento del giurista Enzo Di Salvatore, docente di UniTe, d’accordo nel «disarmare le parole per riempirle di contenuti, perché dietro la parola deve esserci un concetto». Oltre a riflettere su temi complessi come cultura, ideologia, identità, territorio, prerogative di Parlamento e governo nelle democrazie, il costituzionalista ha richiamato gli articoli 21 (diritto di tutti di manifestare liberamente il pensiero) e 41 (libertà dell’iniziativa economica privata) della Carta per rimarcare il ruolo della comunicazione e le grosse responsabilità del mondo dei mass media. La sua conclusione: «L’informazione raccoglie spesso in modo acritico i comunicati stampa, facendo da cassa di risonanza alla propaganda della politica».
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