Torricella Sicura. Gli operai disperati, faccia del carovita

Tre proteste in una settimana tra lacrime, bollette e libri dei figli da pagare: esplode il caso
TERAMO
Tre proteste clamorose su un ponteggio, a dieci metri d’altezza, nell’arco di una settimana. Operai del settore edile che, dopo aver lavorato, non hanno avuto il compenso dovuto e hanno deciso di arrampicarsi fin lassù, battendo pugni e calci contro le impalcature. Per farsi vedere, per farsi sentire, per reclamare un diritto: quello allo stipendio. Tre episodi legati tra loro, come anelli di una catena, non solo per la natura e la finalità ma anche perché hanno avuto come teatro lo stesso cantiere di Piano Grande, nel territorio di Torricella Sicura, alle porte di Teramo. Un cantiere privato del Superbonus 110% dove le lavorazioni sono state affidare in appalto e in subappalto. Ed è in questa parola, “subappalto”, che sta la chiave di lettura di un sistema che, specie nell’edilizia, crea spesso dei cortocircuiti. E, come dicono senza mezzi termini i sindacati, a rimetterci sono soprattutto i lavoratori.
Le proteste di Piano Grande hanno visto protagonisti operai italiani e stranieri, spesso di fuori regione, che dopo aver lavorato nel cantiere non hanno ottenuto lo stipendio. Anzi, più di uno. La prima protesta è stata messa in atto da tre egiziani il 27 ottobre; la seconda, il giorno dopo, da otto lavoratori italiani e stranieri; la terza mercoledì, da quattro stranieri. Le fotografie di quelle mattinate sembrano fotocopie: persone aggrappate alle barre dell’impalcatura che minacciano di farsi cadere nel vuoto se non viene dato loro il dovuto. Compensi che oscillavano da mille a seimila euro a testa. Somme che, specie in un tempo difficile come quello attuale, significano sopravvivenza. E così su quel ponteggio non solo saliti solo operai non pagati, ma le loro vite, le loro famiglie, le loro lacrime.
«Non posso pagare l’affitto, se mi cacciano dove vado a dormire?»; «Devo ancora pagare i libri di scuola di mio figlio, mi vergogno quando torno a casa. Non so che dire alla mia famiglia che mi vede lavorare tutti i giorni ma senza avere lo stipendio»; «Ho le bollette arretrate e non posso più mettere la benzina per andare a lavoro. Non so che fare. Se siamo qui è perché siamo disperati». Sono alcune delle parole che i lavoratori hanno ripetuto durante le proteste: cose comuni, necessità di vita quotidiana che diventano ostacoli insuperabili se uno stipendio ritarda anche di qualche di giorno. Figurarsi di mesi. Le proteste hanno dato i loro frutti, parziali. Gli operai hanno ottenuto buona parte dei compensi dovuti. Quasi tutti dall’azienda titolare del cantiere, “Casa Attiva” di Torricella Sicura i cui responsabili sono stati sempre presenti nel cantiere durante le concitate e delicate fasi di trattativa coi lavoratori, condotte da mediatori dell’Arma dei carabinieri e dai sindacati.
L’azienda ha affidato le lavorazioni in subappalto e proprio queste ditte, una pugliese in particolare, sarebbero sparite dai radar nelle fasi di trattativa. Salvo, poi, denunciare per estorsione alcuni dei lavoratori che hanno protestato. Ed ecco che il termine cortocircuito torna in un racconto dove ognuno dei protagonisti tenta di salvarsi.
Il caso di Piano Grande ha riacceso con prepotenza i fari su quel segmento del mondo del lavoro fatto di subappalti, che spesso sono a cascata: l’appalto si snoda in subappalti, in subappalti dei subappalti e così via. Sia per lavorazioni strettamente edilizie sia per tutto ciò che è connesso ad un cantiere. Come l’impiantistica, ad esempio.
Corrado Peracchia della Fillea Cgil di Teramo e Giancarlo De Sanctis della Filca Cisl Abruzzo e Molise hanno seguito le vertenze dei quindici lavoratori di Piano Grande rilanciando l’allarme sul sistema dei controlli negli appalti, specie privati, e invocando una stretta sui subappalti. «In una filiera su più livelli la responsabilità di impresa si frammenta e chi resta in fondo, cioè gli operai, fa fatica a far valere i suoi diritti», ha detto Peracchia. De Sanctis ha richiamato alla responsabilità tutti gli attori che si muovono nel cantiere perché «ogni figura ha un ruolo e precise responsabilità anche di controllo e deve svolgerlo al meglio. Il committente deve controllare che la ditta alla quale si affida abbia tutti i documenti in regola e paghi i lavoratori. Non va demandato tutto alla rete di controllo esterna, che pure serve», ha detto il sindacalista della Cisl.
Proteste sui ponteggi potrebbero ripetersi vista la grande mole di cantieri attivi. E tra gli scenari che si potrebbero aprire, dei quali però poco si parla, ci sono quelli che rischiano di vedere “padroni” e operai insieme nella lotta per i compensi. Sebbene non sia il caso di Piano Grande, sono frequenti i casi di committenti che non pagano le aziende in subappalto che a loro volta non riescono a pagare i lavoratori. Una spirale che diventa drammatica, così come è drammatico il fenomeno del caporalato che facile si infila e governa settori precisi come l’agricoltura e l’edilizia.
Dai sindacati l’appello ai lavoratori, ma anche ai datori in difficoltà, è di chiedere aiuto proprio ai sindacati evitando proteste che possono mettere a rischio l’incolumità fisica.
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