È morto a 22 anni, i genitori donano una targa al reparto

31 Gennaio 2019

SULMONA. I medici del reparto di Rianimazione si erano risentiti per essere stati tirati dentro la vicenda del mancato recapito della corrispondenza, da parte delle Poste, nella frazione di Cantone....

SULMONA. I medici del reparto di Rianimazione si erano risentiti per essere stati tirati dentro la vicenda del mancato recapito della corrispondenza, da parte delle Poste, nella frazione di Cantone. Disservizio che aveva coinvolto anche un giovane malato di tumore, Simone Lotito, deceduto a 22 anni, che aspettava di ricevere l’avviso per ritirare un ventilatore polmonare. Macchinario che non ha potuto utilizzare perché l’avviso che ne annunciava la disponibilità, inviato dalla Asl il 27 dicembre è arrivato solo il 21 gennaio, proprio a causa del disservizio postale. E ora i genitori del ragazzo hanno voluto chiarire la situazione donando una targa al reparto di Rianimazione in segno di gratitudine verso i medici e gli infermieri che hanno assistito il ragazzo fino agli ultimi istanti di vita. In particolare verso il primario Vincenzo Pace, da poco responsabile del reparto. Nella targa i genitori di Simone scrivono: «La mano stretta fino all’ultimo respiro e l’amore con il quale vi siete presi cura del nostro Simone ci accompagneranno per sempre. Un grazie dal profondo del cuore al dottor Vincenzo Pace e a tutto il reparto».
«Ci sembrava doveroso riconoscere i meriti a medici e infermieri che fino all’ultimo hanno fatto l’impossibile per salvare nostro figlio», afferma il padre Franco Lotito, «il nostro è stato solo uno sfogo nei confronti di un servizio, quello della consegna della corrispondenza, che sta mettendo in crisi la frazione di Cantone dove abitano centinaia di famiglie. Quella lettera era per noi importante perché annunciava la disponibilità per Simone del ventilatore polmonare, notizia che avremmo dovuto tempestivamente comunicare entro 48 ore all’Enel al fine di garantire la continuità dell’energia elettrica al macchinario». In sostanza, in caso di interruzione dell’energia elettrica, l’Enel avrebbe dovuto dare un preavviso di 24 ore alla famiglia Lotito per poter così reperire un’altra fonte di energia per far funzionare il ventilatore.
«Ma la lettera spedita il 27 dicembre», conclude l’uomo, «è arrivata solo il 21 gennaio, quando ormai il nostro Simone non c’era più».
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