Bertolaso: i soldi ci sono

«Entro settembre tutti fuori dalle tendopoli»

L’AQUILA. Leggero aumento del numero di Comuni del «cratere», garanzie sui fondi per la ricostruzione, a settembre tutti fuori dalle tendopoli e nuove case in anticipo. Guido Bertolaso, il Capo, è un medico esperto di malattie tropicali. Per i suoi è una specie di Indiana Jones, meno spettacolare e più concreto. Mentre nella caserma della Finanza di Coppito si respira clima da G8 con uomini dell’antiterrorismo ovunque, nella sua stanza, sigaretta e acqua minerale, il Capo ha voglia di parlare.

Dove trovare i soldi per la ricostruzione, visto che la commissione Ambiente della Camera ha detto che non ci sono?

«In commissione ambiente non si parla di soldi. Ho fatto un intervento spiegando il lavoro che stiamo facendo, trovare i fondi non è compito mio, nè dei Comuni. Dobbiamo avere la certezza di disporre delle somme che si rendono necessarie per poter onorare gli impegni. Se poi il ministro Giulio Tremonti ritiene di individuare queste somme da capitoli di bilancio o da lotterie, è lui il maestro della materia. A me ha sempre garantito le coperture».

Qual è la stima esatta dei danni?
«Sui danni, la stima attuale è di 8,5 miliardi di euro, cui aggiungere le spese sostenute durante l’emergenza e tutti i costi che ruotano intorno a questa fase per un totale di 10 miliardi di euro. Il ministro e il ministero sono consapevoli che bisogna avere queste somme. L’Europa ci concederà i 500 milioni, e non perché glieli abbiamo chiesti noi, ma perché sarà soddisfatta della correttezza e trasparenza delle nostre informazioni e poi per la consapevolezza chiara delle esigenze economiche necessarie per fare gli interventi. Nessuno potrà spendere tutti i soldi immediatamente. Noi potremo spenderne una quota parte, programmare tutti gli interventi. I soldi saranno necessari nei prossimi 2, 3, 4 anni per proseguire con la ricostruzione. Anche in Umbria e Marche sono stati integrati i capitoli di spesa che erano stati aperti nel ’97 e nel ’98 e poi aggiornati».

Che garanzie sulle seconde case nei centri storici?

«Garanzie ci sono e si trovano nel decreto legge che va interpretato. Se Berlusconi ha garantito il suo impegno personale a finanziare al 100% le seconde case questo avverrà. Ero presente quando il sindaco Massimo Cialente chiese questa copertura. Ricordo la sua telefonata a Tremonti. Le dirò di più: personalmente non condivido la richiesta di copertura del 100% alle seconde case. Il criterio dovrebbe essere legato al reddito. Una cosa sono gli aquilani e gli abruzzesi che senza lussi hanno voluto investire su una seconda casa che rappresenta una sicurezza e un legame con le proprie origini, una cosa sono gli italiani di reddito sostanzioso che si possono permettere di ristrutturare una seconda casa».

I sindaci dei paesi del circondario, però, contano su questi ricchi per far muovere l’economia.
«Infatti, a mio avviso va fatta una disamina molto chiara con i sindaci. Prendiamo San Pio delle Camere, con Castelnuovo distrutto e 5 morti. Se la scossa fosse avvenuta la sera prima ci sarebbero state più vittime. Alcuni centri storici rischiano di restare come sono; ebbene, ritengo che debbano essere ricostruiti. Stessa cosa per i condomini con proprietari di prima e seconda casa. Ieri sono stato a San Gregorio. Due signore mi hanno detto: «Come facciamo ora, nel piano sotto casa mia non si sa nemmeno chi siano i proprietari». Ho risposto che faremo delle norme di tutela. Autorizzeremo la signora a ricostruire la palazzina su tre piani e noi o il sindaco ci daremo da fare per aiutarla nella ricostruzione».

Non sente in giro aria di contestazione?
«Non è corretto procedere per polemiche a puntata. All’uscita del decreto si è polemizzato sulle prime case, abbiamo risolto i problemi e adesso si rilancia. Un criterio bizzarro quello delle polemiche a puntate. Trovo più giusto riunirsi e parlare con le persone, con i comitati, con i sindaci. Io parlo poco e ascolto moltissimo e agisco sulla base dei suggerimenti che mi arrivano».

Emergenza tendopoli, quali soluzioni in tempi brevi?
«Il discorso è chiaro e complesso: con le due ordinanze sull’agibilità la prima cosa è garantire, a tutti quelli che possono, la prospettiva di tornare a casa. Chi vuole può andare dal sindaco e presentare la domanda per i lavori. Su questo la tabella pubblicata dal Centro è utilissima e ho visto la gente nelle tendopoli che se l’è conservata. Dobbiamo migliorare tante cose, come per esempio la storia dell’allaccio del gas. Il 70% delle agibilità sono di categorie A, B e C. Una buona quota di famiglie dovrebbe rientrare. Chi ha le case agibili e resta in albergo, se lo paga. Oggi il numero delle tendopoli, lentamente ma costantemente, scende: da 30 a 26 mila. Da un lato cerchiamo di renderle il più possibile vivibili, anche con i condizionatori. Comprendo i disagi e sono incantato dalla compostezza e dalla pazienza di chi è in tenda. Abbiamo avviato un censimento sugli appartamenti e abbiamo fatto un bando su quelli sfitti. Siamo pronti ad affittarli a prezzi equi per darli a chi è in tenda. Ho avviato un censimento sulle strutture alberghiere dell’interno. Ho detto di pazientare. Ci sono state molte disdette Se ci saranno problemi ambientali li possiamo spostare in albergo o dove sarà possibile».