Crisi Sertech, il Comune dell'Aquila al contrattacco sul caso dei 12 condomini bloccati

L’assessore Di Stefano: "I lavori non li affidiamo noi. È l’ennesimo caso con ditte di fuori, ma i problemi nascono altrove"
L’AQUILA. La crisi di liquidità della Sertech, l’impresa veneta di Mirano che ha bloccato i lavori in dodici condomìni della città, non è certo una novità nel post-terremoto. Ma il Comune assicura che si tratta di fattori esterni rispetto alla situazione aquilana. Lo precisa l’assessore comunale alla Ricostruzione Pietro Di Stefano, il quale ricorda qual è il percorso che porta un’impresa ad aggiudicarsi i lavori. «Non si può imputare ogni colpa al Comune», afferma l’assessore, «visto che, in casi come questi, i lavori sono finanziati e le imprese i soldi per ricostruire ce li hanno in banca. O meglio, i soldi li ha il committente, il presidente del consorzio. Imputare il blocco dei lavori a presunte inadempienze dell’amministrazione è scorretto e sbagliato. Per la precisione, se il lavoro è di dieci milioni, 4,6 milioni vengono messi in banca e, quando vengono consumati al 90 per cento, arriva la restante parte del contributo. Quindi le imprese devono lavorare, devono fare gli stati di avanzamento e procedere. Cosa può fare il Comune? La palla è in mano ai presidenti di consorzio e agli amministratori di condominio, che per legge sono incaricati di pubblico servizio. Costoro sono pagati alla stregua di funzionari pubblici e svolgono una pubblica funzione. Che stanno facendo?».
Il pagamento diretto dei subappaltatori, previsto da una circolare, potrebbe far superare l’impasse. «La possibilità esiste. Basta che l’impresa principale faccia l’autorizzazione al direttore dei lavori a pagare direttamente al subappaltatore. Il presidente di consorzio o l’amministratore di condominio paga al subappaltatore e tutto viene certificato. Il Comune ha il massimo interesse a ristorare chi ha fatto i lavori. La nostra è un’indicazione, una moral suasion. Se si vuole, si può fare. Ma non si possono addossare all’amministrazione pubblica i problemi organizzativi di privati, imprese e incaricati».
Non è un caso, secondo Di Stefano, che la gran parte dei cantieri bloccati siano ad appannaggio di imprese di fuori regione. «Le imprese locali stanno lavorando bene», continua l’assessore. «Rilevo, invece, una serialità preoccupante con aziende non abruzzesi cui i miei concittadini, liberamente, assegnano i lavori e che puntualmente lamentano disagi. Non sarà che i problemi se li portano appresso da altre situazioni e che, quindi, occorrerebbe vigilare di più quando si decide di affidare opere così importanti? Se ci sono difficoltà e impedimenti operativi altrove, il Comune può fare ben poco. In ogni caso, gli uffici sono a disposizione, come sempre, per dare una mano».
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