Femminicidio di Vergiate. La relazione iniziata a marzo. La 36enne lascia due bimbi

24 Ottobre 2026

L’uomo aveva a lungo lavorato in alcune concessionarie per auto della Marsica.

La coppia si era conosciuta ad Ancona, il trasferimento al Nord dopo l’incontro

AVEZZANO

Chi lo conosce da tutta la vita traccia il profilo di un uomo comune. Imprevedibile rispetto alla furia cieca riversata contro la compagna. Per questo si respira un’aria spessa di sconcerto nei vicoli in cui è cresciuto, che avvertono vicina la tragedia del Varesotto. Marco Panichi ha trascorso ad Avezzano gran parte della sua esistenza. Per oltre vent’anni ha lavorato come accettore clienti in almeno tre diverse concessionarie di automobili del territorio comunale. Un impiego che gli ha richiesto garbo, presenza quotidiana e capacità di ascolto.

A quel tempo, sul fronte personale, era impegnato in un matrimonio solido con una donna del posto, dal quale sono nate due figlie, oggi adulte. Poi, quegli equilibri personali si sono spezzati e il suo matrimonio è finito. Con la separazione è arrivata la prima svolta professionale e affettiva. Dopo l’acquisto di una casa a Luco dei Marsi, dove ha risieduto per un breve periodo di transizione, l’incontro con una donna di Civitella Roveto, con la quale ha intrapreso una lunga relazione. Panichi si è trasferito nella Valle Roveto e con la nuova compagna ha cominciato una convivenza durata circa dieci anni, terminata soltanto nei primi mesi del 2026. La parentesi vissuta a Civitella ha rappresentato anche un momento di profondo cambiamento lavorativo. Chiusa l’esperienza ventennale nel settore automotive, si è licenziato per reinventarsi, mettendosi in società con un elettricista del posto.

Un’attività artigianale che sembrava avergli dato una nuova stabilità, inserendolo appieno nel tessuto sociale ed economico del paese. A marzo di quest’anno, però, le carte nel mazzo sono nuovamente cambiate. La relazione con la compagna abruzzese è arrivata al capolinea quando nella sua vita è entrata Grey Noralba Sanmartin Villalba, la donna colombiana di appena 36 anni conosciuta ad Ancona, reduce da un precedente matrimonio che le aveva dato due figli, ancora piccoli. Un legame nato rapidamente, che l’ha spinto a un ennesimo strappo radicale. Ha mollato tutto e si è trasferito al Nord, a Vergiate, in provincia di Varese. Qui ha preso in affitto un appartamento e cominciato una nuova quotidianità. Ha avviato una ditta individuale lavorando come termo-idraulico.

Una vita apparentemente integrata nella nuova realtà lombarda, senza che venissero meno i legami con la propria terra d’origine. Durante l’estate, la coppia è tornata in Abruzzo più volte. Solo poche settimane fa, in occasione di un evento, l’uomo aveva presentato la 36enne agli amici di gioventù. Chi li ha visti insieme parla di un rapporto che non faceva trapelare tensioni esterne e di una figura, quella dell’uomo, da sempre considerata “insospettabile”, del tutto avulsa da contesti di violenza o da precedenti di rilievo. Oggi, la comunità marsicana resta attonita di fronte al dramma, nel tentativo di ricomporre l’immagine del lavoratore frequentato per anni. «Siamo sotto choc. Quando abbiamo letto la notizia sui giornali abbiamo pensato fosse uno scherzo di cattivo gusto», spiegano alcuni degli storici amici di Marco Panichi. «Pensi di conoscere una persona, ne sei convinto per cinquant’anni. E poi una mattina ti svegli e scopri che ha ucciso una donna. Non riusciamo neppure a spiegare quale sia la sensazione. Ma a nulla valgono le convinzioni di una vita. Quello che è successo è abominevole e non esistono altre parole per descrivere ciò che ha fatto».  (a.p.)

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